Covid, medici scelgono chi curare: cosa dice la deontologia

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Nell’introduzione del documento, scritta da Carlo Maria Petrini, diretto dell’Unità di Bioetica e presidente del Comitato etico dell’Iss, si legge che la deontologia medica pone al centro il paziente privilegiando il criterio terapeutico. “Tuttavia vi sono situazioni in cui è impossibile trattare tutti. In questi casi la sola etica ippocratica risulta insufficiente. Occorre applicare il triage. E come ogni atto medico deve basarsi innanzi tutto sui criteri di appropriatezza e proporzionalità”.

La speranza è quella che non si arrivi mai ad applicare il protocollo. Sono solo 10 i nuovi ricoveri in terapia intensiva del bollettino Covid del Ministero della Salute del 21 novembre. Un segnale di ripresa, come riporta il Messaggero, nonostante l’alto numero di persona ancora ospedalizzate.

Covid, priorità ad alcuni pazienti in terapia intensiva: i motivi

“Lo scenario in cui ci siamo trovati a marzo sta purtroppo tornando attuale con un’intensità e una durata ancora non quantificabili”, ha spiegato Flavia Petrini, presidentessa della Società italiana di anestesia, al Messaggero. “Per questo si è lavorato sui criteri di scelta di fronte a una eventuale mancanza di letti in terapia intensiva”.

“Gli anestesisti-rianimatori sono tra i sanitari maggiormente impegnati, in Italia come negli altri Paesi, nelle cure per i pazienti colpiti dal coronavirus. La scarsità di risorse prodotta dalla pandemia ci coinvolge in modo particolare. Abbiamo fatto e stiamo facendo ogni sforzo per garantire le migliori possibilità di cura in circostanze spesso drammatiche. Come si è visto in tanti filmati“, ha sottolineato.