Le patatine fritte funzionano sul nostro cervello esattamente come la droga: ecco i risultati di diversi studi

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I cibi ricchi di grassi come le patatine fritte provocano un effetto-dipendenza simile alla droga. Per questo sono così irresistibili: non è una simpatica esagerazione per descrivere quella voglia matta di mangiarne una dopo l’altra, ma una constatazione che porta a comprendere perchè in alcuni paesi, ad esempio negli USA, le patatine in busta siano uno dei principali responsabili dell’obesità diffusa.

Secondo uno studio scientifico condotto dall’University of California a Irvine in collaborazione con il nostro Dipartimento di Drug Discovery and Development dell’Istituto Italiano di Tecnologia (Itt) di Genova, le patatine fritte attivano un sistema di produzione di alcune sostanze nell’intestino, chiamate endocannabinoidi, che danno il via ad un desiderio insaziabile. Queste sostanze interferiscono con la produzione di ormoni che regolano il senso di fame e di sazietà, un altro motivo che spiega perchè le patatine fritte sembrano non bastare mai a chi le sta mangiando.

Questo meccanismo, che entra in gioco quando si tratta di cibo spazzatura, secondo il dottor Daniele Piomelli, che ha curato lo studio, ha a che fare con l’adattamento e la sopravvivenza dei mammiferi, perchè i cibi grassi rappresentano una fonte primaria di energia. Oggi però non è più così: l’ambiente in cui viviamo ci offre tutti i nutrienti di cui abbiamo bisogno e lo sforzo fisico a cui siamo sottoposti è molto minore. “Ecco perché questo meccanismo, così necessario nel passato, è diventato causa di sovrappeso, obesità e altre patologie come il diabete, le malattie cardiovascolari e i tumori“, ha concluso Piomelli.

Sull’argomento ci sono molti altri studi, che vanno tutti nella stessa direzione: molto importante per scatenare il desiderio insaziabile è anche la presenza di sale.  Il dottor Tony Goldstone, della facoltà di Medicina dell’Imperial College di Londra, ha documentato come durante uno studio, mostrando a volontari in sovrappeso immagini di patatine fritte e cibo spazzatura e a tossicodipendenti, immagini di droghe e alcol, si attivassero le medesime aree del cervello. Ciò significa che il desiderio di grassi agisce come quello di oppiacei.

Secondo Eric Rimm, professore associato di epidemiologia e nutrizione alla Harvard School of Public Health, non è da trascurare neanche l’effetto dello zucchero: è proprio quello, nascosto nell’amido delle patate, a darci quel rapido picco di energia che finisce altrettanto rapidamente e ci fa desiderare di mangiarne altre.