Peste suina, dopo la Germania ora è allarme anche in Italia

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La Peste suina africana non solo si sta avvicinando minacciosamente al nostro Paese, ma rappresenta un pericolo di dimensioni enormi soprattutto da un punto di vista economico. Di questo, degli scenari europei e internazionali, delle prospettive attese dalla ricerca scientifica per la scoperta di un vaccino e delle eventuali ripercussioni economiche che si potrebbero manifestare nel malaugurato caso la malattia colpisse anche gli allevamenti suinicoli italiani.

“Il rischio che ci preoccupa maggiormente nella trasmissione del virus della Psa – spiega Francesco Feliziani, Responsabile di laboratorio presso il Centro di referenza per le pesti suine presso l’Istituto zootecnico sperimentale dell’Umbria e delle Marche è rappresentato dalla contiguità, anche se fortunatamente abbiamo ancora una sorta di cuscinetto costituito dall’Austria e dalla Slovenia che al momento ci difende dai Paesi europei infetti.

“Di certo quello che sta avvenendo in Germania, – continua Feliziani – non può farci stare tranquilli e nonostante l’Italia abbia a disposizione un Piano  di emergenza elaborato dai ministeri delle Politiche agricole e dell’Ambiente, organizzato e coordinato che permette ai Servizi veterinari di intervenire immediatamente laddove si dovesse manifestare una segnalazione, occorre adottare tutte le misure preventive previste a iniziare dalla difesa delle nostre periferie affinchè i cinghiali potenzialmente infetti non entrino in contatto di rifiuti alimentari e tanto meno vengano alimentati dalle persone, senza dimenticare l’applicazione rigorosa in allevamento di tutte le misure di biosicurezza affinchè il virus non entri in porcilaia”.

Come per il CovSars2, anche per la Psa l’unica soluzione al momento è rappresentata dalla scoperta di un vaccino. Che ancora non c’è. Eppure qualcosa all’orizzonte si sta delineando. “Negli ultimi 10 anni la ricerca scientifica ha fatto passi da giganti – sottolinea Feliziani – sfruttando anche il grande aiuto derivante dalla tecnologia. Oggi siamo in grado di scomporre il virus, studiarne tutte le sue parti e valutarne ogni indirizzo sia in termini di pericolosità che di protezione immugene.  Lo scorso anno è partito un progetto europeo, triennale, la cui finalità è proprio quella di arrivare alla scoperta di un vaccino. Anche il nostro Istituto fa parte dei 20 partner coinvolti in questa iniziativa che al momento è impegnata su 3 candidati di cui 1, in particolare, in fase sperimentale. Abbiamo speranze, ma tutte le fasi di studio devono essere rispettate per garantire efficacia, quindi protezione e sicurezza. È una corsa contro il tempo, in cui anche Usa e Cina stanno lavorando nella medesima direzione”.

La malattia si diffonde direttamente per contatto tra animali infetti oppure attraverso la puntura di vettori (zecche). La trasmissione indiretta può avvenire attraverso attrezzature e indumenti contaminati, che possono veicolare il virus, oppure con la somministrazione ai maiali di residui di cucina anch’essi contaminati, pratica vietata dai regolamenti europei dal 1980, o smaltendo rifiuti alimentari, specie se contenenti carni suine, in modo non corretto.

Nei Paesi indenni la prevenzione dall’infezione si effettua attraverso il severo controllo dei prodotti importati e la costante sorveglianza sullo smaltimento dei rifiuti alimentari, di ristoranti, navi e aerei. Nei Paesi infetti il controllo si effettua attraverso l’abbattimento e la distruzione dei suini positivi e di tutti gli altri presenti all’interno dell’allevamento colpito dalla malattia. Fondamentali sono anche la disinfezione, la delimitazione delle zone infette, il controllo delle movimentazioni di suini vivi e dei prodotti derivati, unitamente alle indagini epidemiologiche volte ad individuare l’origine dell’infezione.

Al momento non esiste un vaccino per la Peste suina africana. Quando si riscontrano uno o più sintomi, tali da far sospettare di essere in presenza di PSA, occorre immediatamente darne comunicazione ai servizi veterinari competenti per territorio.