Ponte Morandi, arrestati ex ad Castellucci e altri manager di Autostrade

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L’ex ad di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci agli arresti domiciliari, insieme a Michele Donferri Mitelli e Paolo Berti, rispettivamente ex responsabile manutenzioni e direttore centrale operativo dell’azienda. Sono alcune delle sei misure cautelari eseguite dalla Guardia di finanza nei confronti di ex vertici e di alcuni attuali manager Aspi, nell’ambito dell’indagine sui pannelli fonoassorbenti. L’inchiesta è coordinata dalla Procura di Genova. Tra gli indagati, secondo quanto già emerso, figura anche l’attuale ad Roberto Tomasi ma la sua posizione potrebbe essere archiviata a breve. L’indagine è stata avviata un anno fa a seguito dell’analisi della documentazione informatica e cartacea acquisita nell’inchiesta principale legata al crollo del Ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto 2018.

L’indagine sui pannelli fonoassorbenti è una costola nata dall’inchiesta sul crollo del ponte Morandi. Secondo gli investigatori del primo gruppo delle fiamme gialle, guidati dal colonnello Ivan Bixio, gli ex vertici sarebbero stati consapevoli del fatto che le barriere fossero difettose e del potenziale pericolo per la sicurezza stradale, con rischio cedimento nelle giornate di forte vento (fatti peraltro realmente avvenuti nel corso del 2016 e 2017 sulla rete autostradale genovese). In particolare, sarebbe emersa la consapevolezza di difetti progettuali e di sottostima dell’azione del vento, nonché dell’utilizzo di alcuni materiali per l’ancoraggio a terra non conformi alle certificazioni europee e scarsamente performanti.

Contestata anche una frode nei confronti dello Stato

Dalle indagini sarebbe anche emerso che gli indagati non hanno proceduto volontariamente ai lavori di sostituzione e messa in sicurezza adeguati, eludendo tale obbligo con alcuni accorgimenti temporanei non idonei e non risolutivi. Gli inquirenti hanno dunque contestato una frode nei confronti dello Stato, per non aver adeguato la rete da un punto di vista acustico e di gestione in sicurezza della stessa, occultando l’inidoneità e pericolosità delle barriere, senza alcuna comunicazione – obbligatoria – all’organo di vigilanza (ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti).