Zona rossa, le regioni a rischio: cosa potrebbe cambiare da oggi

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La suddivisione dell’Italia in fasce cromatiche rappresenta ad oggi la strategia messa in campo dal governo italiano per combattere la seconda ondata di coronavirus. Sebbene inizialmente non sia stata accolta favorevolmente da tutti, sta iniziando a dare i suoi frutti: regioni che durante il primo periodo erano subito state dichiarate in zona rossa (Lombardia e Piemonte) hanno registrato alcuni miglioramenti, mentre altre purtroppo potrebbero passare in una fascia peggiore. Nelle prossime ore saranno resi noti i nuovi dati del monitoraggio, anche se la data chiave per il passaggio da una zona all’altra potrebbe slittare al 27 novembre.

Le restrizioni imposte per le zone rosse hanno permesso ai parametri stabiliti per misurare l’emergenza di far rientrare Lombardia e Piemonte in una fascia meno dura: con i nuovi dati, le due regioni potrebbero passare in zona arancione, ma non prima del 27 novembre. Il 19 novembre il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha dichiarato: “Dopo giorni e giorni si è assistito per la prima volta a una riduzione del numero di persone ricoverate. Credo sia una cosa importante che dimostra che le misure che avevamo assunto il 22 ottobre abbiano creato dei risultati positivi”.

Diverso il discorso per altre quattro regioni, in cui l’andamento dell’epidemia ha mostrato un peggioramento: si tratta di Puglia, Basilicata, Sicilia e Abruzzo, quest’ultima di fatto già in zona rossa dopo l’ordinanza del governatore Marsilio. Il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia ha infatti precisato: “Non escludo che possano esserci altre regioni rosse”.

Anche Liguria ed Emilia-Romagna, attualmente in zona arancione, potrebbero cambiare fascia di rischio. Il governatore ligure, Giovanni Toti, ha fatto sapere che un passaggio in zona rossa “sarebbe totalmente ingiustificabile”. E ha aggiunto: “Per la verità noi valuteremmo la Liguria per i dati sia del report sia per i dati puntuali di oggi da ritorno in fascia gialla”.

Sul tavolo degli esperti è in discussione anche un cambio dei 21 parametri stabiliti per assegnare le regioni a una data fascia di rischio. Ma stando a quanto si apprende, il cambio non avverrà prima del prossimo Dpcm, per sostituire quello attuale che è in scadenza il 3 dicembre.

Il prossimo Dpcm inoltre dovrà stabilire nuove regole anche in merito alle festività natalizie. Il premier Giuseppe Conte ha invocato un Natale sobrio, “senza baci o abbracci”, per evitare che gli sforzi fatti finora siano vani. Il coordinatore del Cts, Agostino Miozzo, ha inoltre lanciato un allarme sullo shopping natalizio, vietando espressamente l’assalto ai negozi; tuttavia, anche su questo punto potrebbero esserci delle aperture per non affossare ulteriormente l’economia.