Covid, “si rischia una strage”: il nuovo allarme di Gimbe

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La Fondazione Gimbe ha lanciato un nuovo allarme in relazione alla pandemia di coronavirus in Italia. Secondo quanto dichiarato da Nino Cartabellotta, medico e presidente della Fondazione, nel corso di un’intervista a ‘La Stampa’, “tutti gli inverni l’influenza affolla gli ospedali e a gennaio c’è il rischio di una strage se, invece di chiudere la seconda ondata di Covid, facciamo partire la terza”. Poi ha aggiunto: “Per questo serve il massimo rigore durante le feste“.

Ancora Cartabellotta: “Bisogna scendere dal plateau della seconda ondata per scongiurare una terza ondata che parta avvantaggiata. Sarebbe un disastro per gli ospedali. Purtroppo siamo nella parte più buia del tunnel, che durerà diversi mesi in attesa del vaccino“.

L’affondo del presidente della Fondazione Gimbe: “Non conosciamo ancora l’effetto reale dei provvedimenti e l’Italia tutta gialla è un grande rischio dovuto più al desiderio politico che alla realtà epidemiologica”.

Sul numero di morti in Italia, Cartabellotta ha spiegato: “Dalla diagnosi al decesso passano almeno 2 settimane. I dati non riguardano lo stesso giorno, ma sono il risultato della comunicazione delle regioni. Per questo motivo, ragionare sui decessi di giornata è fuorviante. Generalmente, si tratta di contagiati di 3 settimane prima, il che renderebbe immaginabile che purtroppo supereremo il record negativo di 993 morti di giorni fa. Dobbiamo attenderci altri 15mila morti entro fine anno ed è da sottolineare la crescita di decessi tra under 60″.

“L’Italia”, ha spiegato Nino Cartabellotta, ha risposto alla seconda ondata di coronavirus “nella media occidentale, ma ha dissipato il vantaggio guadagnato in estate”.

Secondo il presidente di Fondazione Gimbe, il “dato inaccettabile” è che “ai primi di ottobre avevamo 32.615 operatori sanitari contagiati, che sono diventati 72.572 a dicembre”.