Plasma Iperimmune COVID-19, “antidoto” a costo zero efficace e sicuro che nessuno vuole

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Il plasma iperimmune è una delle terapie proposte nell’ambito della pandemia innescata dal Coronavirus SARS-CoV-2. Questa strategia prevede l’utilizzo del plasma, cioè la parte liquida del sangue, di pazienti guariti dall’infezione, al fine di fornire ai malati gli anticorpi utili a contrastarne gli effetti. In pratica, vengono sfruttate le immunoglobuline (Ig) neutralizzanti, coinvolte nella risposta immunitaria contro il virus, a scopo terapeutico.

Plasmaterapia per COVID-19: in cosa consiste?

La plasmaterapia (o terapia con plasma iperimmune, siero convalescente o immunoglobuline iperimmuni) consiste nell’infondere le immunoglobuline neutralizzanti, isolate e purificate a partire dal plasma dei pazienti guariti dalla malattia respiratoria COVID-19, al fine di fornire ai malati gli anticorpi utili a contrastare l’infezione da SARS-CoV-2 (nome assegnato al nuovo Coronavirus).

Differenza tra Vaccino e Plasma Iperimmune

  • Plasma iperimmune: conferisce un’immunità passiva contro il patogeno. L’effetto delle globuline iperimmuni è istantaneo ed a breve termine: come tutte le immunoglobuline somministrate per via endovenosa, hanno un’emivita di 72 ore e sono eliminate in circa 3-4 settimane;
  • Vaccinazione: induce un’immunità attiva (nello specifico, adattativa) e necessita di un periodo più lungo per creare una protezione efficace, ma duratura. Gli anticorpi specifici per un patogeno saranno dunque già presenti nell’organismo in caso d’infezione e l’entità della stessa sarà minima.

Due nuovi studi che evidenziano l’efficacia del plasma iperimmune contro il Covid-19.

Secondo il primo, se il plasma iperimmune viene somministrato in fase precoce, è in grado di diminuire la mortalità. Secondo l’altro, riesce a ridurre la probabilità di morte. Allora perché in Italia non se parla, o se ne parla in maniera molto approssimativa e comunque quasi sempre “contro”?

Se lo chiedono da qualche settimana, tra gli altri, Alessandro Politi e Marco Fubini de Le Iene , che per oltre un mese sono stati dentro i reparti Covid e le terapie intensive dell’ospedale di Padova dove i medici per primi, e in modo molto efficace, hanno sperimentato con successo il plasma iperimmune per contrastare il Coronavirus. “Io non ho notizia di pazienti deceduti trattati con plasma iperimmune”, ha detto il direttore generale Luciano Flor. “I pazienti trattati col plasma vanno bene”.

L’immunologa Antonella Viola, docente di Patologia generale all’Università di Padova, prima ha attaccato Le Iene e l’uso del plasma iperimmune contro il Coronavirus, ma poi ha cambiato idea nel giro di appena 24 ore, dicendo che è importante donarlo.

Quando è efficace il plasma iperimmune contro il Covid

A oggi, non esiste ancora una cura certificata e standardizzata per combattere il Coronavirus. Per aiutare i malati di Covid viene usato un mix di farmaci che la scienza ha reputato essere il migliore possibile dopo le sperimentazioni fatte in questi mesi. Ma l’appello che sempre più medici ed esperti stanno facendo è, a chi ha avuto il Covid, di donare il plasma.

L’evidenza osservata in molti ospedali di tutto il mondo è che, una volta effettuata la trasfusione di plasma iperimmune, i pazienti in condizioni critiche iniziano immediatamente a sentirsi meglio. In molti descrivono questa sensazione come una sorta di “spinta”, di apertura dei polmoni e di ripresa del fiato, mentre fino a poco prima c’era solo “fame d’aria” e grandi difficoltà respiratorie.

Uno studio realizzato invece dall’Hospital Italiano de Buenos Aires e pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine dimostra che non funzionerebbe nei pazienti con forme di Covid-19 grave, né sulla mortalità né sul miglioramento clinico della malattia. Mentre altre ricerche evidenziano come sia estremamente efficace negli stadi iniziali della malattia in persone ricoverate da poco e non già gravi.

Tra le principali difficoltà nel capire se l’utilizzo del plasma iperimmune sia una strategia utile c’è la carenza di studi randomizzati in doppio cieco, ovvero studi dove si confronta l’effetto del plasma con quello del placebo senza che il somministratore e il paziente sappiano la natura del trattamento in corso. Ed è proprio in quest’ottica che è stato sviluppato lo studio dei ricercatori argentini.

Tutti i vantaggi del plasma

Ma va detto che il plasma si è dimostrato sicuro già decenni fa. Con una tecnologia a basso costo, ha una storia lunga e di successo. Nessuno possiede la proprietà intellettuale per il plasma, ovviamente, e quindi il prezzo potrebbe essere molto più basso rispetto ad altre opzioni che alla fine emergeranno, rendendo il plasma un’opzione equa e accessibile.

Il plasma ha vinto il Premio Nobel nel 1901 per la cura della difterite nei bambini, è stato impiegato nell’ultima grande pandemia del 1918, è stato utilizzato per frenare i focolai di morbillo, poliomielite e parotite, e con successo su oltre 70mila pazienti Covid-19 solo negli ospedali statunitensi, per darvi un numero.