Covid, alcuni individui sono immuni ‘per natura’: lo studio

810

A circa un anno dallo scoppio della pandemia, continuano a esserci parecchie incognite sul coronavirus. Una delle più interessanti riguarda quella che vede protagoniste quelle persone che sembrano essere immuni al contagio per natura. Vale a dire che, nonostante siano rimaste vicine per giorni a persone contagiate, senza proteggersi, non hanno comunque contratto il Covid. Ne è un esempio Valeria Fabbretti, compagna di Alessandro Antonini. La storia della coppia l’ha raccontata il quotidiano Il Messaggero.

Valeria e Alessandro sono originari di Terni, ma vivono a Milano. Lui, circa dodici mesi fa, si ammala. Crede che si tratti di una polmonite. Solo in seguito, mesi dopo, attraverso un test sierologico, scopre di aver contratto il Covid. Durante il decorso della malattia, Valeria gli sta vicina e lo accudisce (non si sapeva ancora della pandemia alle porte). Eppure lei non si contagia. Come  è possibile?

“Quando c’è una pandemia i fattori in gioco sono il patogeno, l’ospite e l’ambiente, ossia il contesto in cui si sviluppa l’infezione – spiega Giuseppe Novelli, genetista del policlinico Tor Vergata di Roma e presidente della Fondazione Giovanni Lorenzini di Milano – Noi ci siamo concentrati sulla seconda, che è fondamentale. I primi mesi dell’infezione ci siamo accorti che ci sono gli asintomatici, i moderati lievi, i casi gravi”.

Insomma, una cosa è certa: il virus, con relative varianti, è uguale per tutti, ma non tutti, cioè gli ‘ospiti‘, sono uguali per il virus. Una squadra di scienziati di Tor Vergata, insieme ad un gruppo di oltre 250 laboratori in tutto il mondo coordinati dalla Rockfeller University di New York, sta cercando di risolvere il ‘mistero’ degli ospiti che paiono essere immuni per natura.

“Studiamo il dna delle persone, facciamo correlazione statistica in base all’età e al sesso. Ci siamo prima concentrati sui malati gravi – spiega Novelli – e abbiamo scoperto che esiste un 10-12 per cento di casi che hanno una caratteristica genetica particolare, non riescono cioè a produrre interferone che è la prima molecola di difesa”.

Tenendo da conto ciò, Novelli si domanda se non ci sono altre differenze genetiche in coloro che vengono definiti i “resistenti”, ossia che sembra non si ammalino né si infettino di Covid per natura.

Secondo l’esperto, bisogna studiare e approfondire il tema delle differenze genetiche e in che modo queste influiscono sul sistema immunitario. Ed è quel che si sta cercando di fare tramite l’analisi di un gruppo di particolari soggetti che verranno esaminati nello studio dell’Università di Tor Vergata.

“Abbiamo un protocollo approvato dal nostro comitato etico – aggiunge Novelli – In molti ci stanno scrivendo per poter partecipare. Ma dobbiamo avere la certezza che abbiano i requisiti, che abbiano fatto per esempio tutti i test per il Covid”.

Tuttavia non è per nulla facile individuare i ‘resistenti’. Come spiega Roberto Luzzati, professore di malattie infettive dell’Università di Trieste, “l’immunità non è data solo dagli anticorpi. Esiste anche l’immunità cosiddetta cellulare”. In questo caso è indispensabile studiare i linfociti.

“Noi abbiamo la cosiddetta immunità cellulo-mediata nella quale – rimarca Luzzati – entra in gioco il sistema immunitario cellulare che poi è quello che mantiene la memoria nel tempo, molto più a lungo degli anticorpi che possono anche scomparire”.