Covid, arriva il vaccino jolly con nanoparticelle a mosaico: ecco come funziona

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È in via di sviluppo un “vaccino jolly” anti Covid. Funzionerebbe non solo contro il Sars-Cov-2, il virus responsabile della pandemia iniziata nel 2020, ma proteggerebbe il nostro corpo anche da patogeni simili che dagli animali potrebbero fare il salto di specie verso l’uomo. La nuova tecnologia al vaglio dei ricercatori del California Institute of Technology (Caltech) si basa sulle nanoparticelle a mosaico. Ne dà notizia l’Ansa.

Una volta iniettato nell’organismo, il nuovo vaccino riuscirebbe a sollecitare il sistema immunitario con parti di proteine di otto diversi coronavirus, fornendo l’immunità al Sars-Cov-2 e altri virus simili. Sui topi ha già dimostrato la sua efficacia.

Covid, arriva il vaccino jolly con nanoparticelle a mosaico: come funziona

La nanoparticella a mosaico brevettata in prima istanza dall’Università di Oxford ha la forma di una gabbia, composta da 60 proteine identiche tra loro. La superficie di ognuna di esse agisce come il velcro. Gli scienziati californiani hanno pensato di attaccarci i frammenti delle proteine Spike di otto coronavirus che circolano nel mondo animale, in particolare tra pipistrelli e pangolini.

Iniettate nelle cavie con una sola somministrazione, riporta l’Ansa, le nanoparticelle a mosaico potenziate con le proteine Spike hanno insegnato al sistema immunitario dei roditori a riconoscere e combattere il guscio protettivo del coronavirus responsabile del Covid e degli altri coronavirus emergenti.

È infatti la proteina Spike che compone la caratteristica corona da cui questa famiglia di patogeni prende il nome. Grazie ad essa i virus si arpionano alle cellule degli organismi che infettano. Nel caso del Sars-Cov-2 a quelle dei polmoni umani.

Covid, arriva il vaccino jolly con nanoparticelle:  il nodo sull’immunità

Nella nuova fase dello studio della Caltech si cercherà di capire la durata dell’immunità e si cercherà di capire se questo nuovo vaccino jolly può prevenire tanto l’infezione, ed essere efficace contro le mutazioni come le temute varianti brasiliane, quanto l’insorgenza dei sintomi.

“Se riuscissimo a dimostrare che la risposta indotta dalle nanoparticelle protegge dalla malattia che deriva dall’infezione, allora potremmo sperare di portare avanti questa tecnologia per testarla sull’uomo, anche se la strada sarebbe comunque molto lunga”, ha spiegato Alexander Cohen, che ha diretto lo studio, come riporta l’Ansa.

“Non pensiamo che questa metodologia possa rimpiazzare i vaccini esistenti, ma è bene avere più strumenti per affrontare future minacce virali emergenti”, ha sottolineato.