Covid, curva in risalita, Galli: ecco cosa si è sbagliato

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Dopo sei settimane di calo, nell’ultima settimana sono tornati ad aumentare i nuovi contagi da coronavirus. Secondo Massimo Galli, ordinario di malattie infettive all’Università di Milano e primario dell’ospedale Sacco, la risalita è dovuta agli errori fatti a dicembre e nel periodo delle festività natalizie.

“Quando prima del 24 dicembre ci si arrabbiava per la riapertura e l’assalto allo shopping natalizio non era per rovinare i commercianti. Quei pochi giorni di ‘libera tutti’ hanno determinato questi dati“, ha detto Galli. Perché poi chi prende l’infezione la porta a casa, “dove magari trascorrono le feste in famiglia”.

Secondo Galli serve un atteggiamento più rigoroso ed evitare rilassamenti per evitare di finire come nel Regno Unito, dove i contagi sono tornati molto alti ed è stato disposto un nuovo lockdown generale: “Qualcosa di simile è già capitato circa tre mesi fa. Anche allora ci guardavamo intorno e pensavamo di essere bravini, andavamo meglio degli altri Paesi. Non era la logica giusta”.

“Il lockdown totale – ha spiegato –  è un fallimento, non è sbagliato tentare di conciliare le misure antivirus con alcune aperture. Però non si può stare a combattere continuamente con i cromatismi. I tira e molla sono pesanti, anche per l’economia. È peggio avere continui apri e chiudi che una situazione netta“.

“Se poi – ha aggiunto – appena affermi la liceità di una cosa questa viene interpretata come un liberi tutti allora resta solo il lockdown”. Galli lo ha spiegato con un paragone: “Le misure sono come le diete, se fai una cosa rigida ma breve e riapri subito ti trovi nei guai. È necessario seguire un regime equilibrato, anche se robusto, cercando di capire cosa ti puoi permettere di tenere aperto”.

Sui provvedimenti più restrittivi decisi recentemente dal governo, come l’inasprimento delle soglie per stabilire il “colore” di una regione, Galli ha detto che “si potevano prendere anche prima. Certe Regioni che sono rimaste sempre gialle, come il Veneto, hanno dato segnali preoccupanti di una ripresa dell’epidemia“.