Covid, Ilaria Capua: “Così è esplosa la pandemia”

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Il 2020 è stato l’anno in cui la pandemia di coronavirus ha completamente stravolto le vite di miliardi di persone. In Italia il bilancio attuale è di oltre 2 milioni di contagi e più di 70mila vittime. Un’emergenza globale che soltanto ora si avvia verso una possibile conclusione, grazie alla somministrazione dei vaccini anti-Covid, ma che probabilmente ci accompagnerà ancora per molti mesi.

Ilaria Capua, virologa e direttrice dell’One Health Center dell’Università della Florida, sul Corriere della Sera raccoglie i cocci di un anno indimenticabile e ricompone il mosaico che descrive la storia della pandemia, a cominciare da come è nata.

Ilaria Capua: “Non tutti i virus diventano pandemia”

Per Ilaria Capua, non tutti i virus sono destinati a diventare pandemici. Il loro “potenziale pandemico” è sì “legato alla loro via di trasmissione e alla loro contagiosità”, ma ci sono altri fattori che possono influire.

Riportando l’esempio di altre pandemie dagli effetti tutto sommato contenuti, come quella di Sars, Mers, influenza Aviaria, influenza Suina, Ebola e Zika, Ilaria Capua riflette: “Perché la diffusione è stata contenuta in questi casi e con il Covid-19 no? Perché molto spesso sono proprio gli esseri umani che creano le condizioni affinché queste emergenze sanitarie si possano controllare oppure esplodano e abbiano poi delle ramificazioni di grande impatto”.

Il “fattore virus” e il “fattore individuo”

“La pandemia del 2020 – aggiunge l’esperta – ci informa che la sua evoluzione è particolarmente dipendente dal comportamento dei singoli individui e dai sistemi in cui gli individui operano. È indubbio che la diffusione accelerata in tutto il globo terracqueo sia avvenuta grazie alla movimentazione di persone infette sia a livello internazionale, che nazionale e locale fino a livello di frazione del più piccolo comune”.

Non solo: oltre al “fattore virus” e il “fattore individuo”, cioè le variabili sopra descritte, vi sarebbe anche un terzo fattore che per Ilaria Capua ha contribuito ad acuire gli effetti della pandemia. “Nessuno di noi – scrive la virologa – avrebbe immaginato anche solo qualche anno fa che i principali determinanti dell’andamento della pandemia sarebbero state invece entità virtuali come l’informazione e i social media. Mai, negli ultimi cento anni (durante i quali ci sono state cinque pandemie influenzali) l’informazione è stata così pervasiva, liquida e impicciona di argomenti complicati anche per gli addetti ai lavori”.

Le responsabilità dei media e dei social media

Ilaria Capua addita dunque i media come parzialmente responsabili di quanto è accaduto: “Non è giusto né possibile incasellare una serie di fenomeni biologici come le mutazioni, le delezioni e le loro possibili conseguenze in caselle mentali a misura di clickbait o di telespettatore disattento. Perché non è giusto: si disorienta chi poi ha le chiavi per uscire da questa situazione”.

E a complicare ancor di più la situazione ci si sono messi anche i social media: “È proprio attraverso il delirio di messaggi che si muovono nella connettosfera dei social e attraverso l’amplificazione di informazioni ambigue emesse da media anche molto accreditati che si determina quello che succede al ‘fattore virus’. Insomma è verosimile che i principali determinanti della pandemia del 2020 saranno quelli virtuali e paradossalmente influenzeranno l’evoluzione pandemica molto di più del ‘fattore virus’ e del ‘fattore individuo’ messi insieme”.