Crisi di governo, avanza la pista del Conte ter: ecco i motivi

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Strada in salita per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, alle prese con il rebus della crisi di governo scatenata da Matteo Renzi con le dimissioni delle ministre di Italia Viva Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Almeno per il Conte bis, di cui conosceremo il futuro tra lunedì e martedi quando alla Camera e poi, sopratutto, al Senato, si voterà la fiducia dopo le comunicazioni del premier in Aula.

Conte sta cercando di aggregare attorno alla sua figura un gruppo di parlamentari “costruttori” che gli possano garantire di andare avanti. Trattative e contatti vanno avanti da giorni con centristi, ex pentastellati e senatori scontenti di Forza Italia e Italia Viva.

Al Senato serve una maggioranza di 161 voti. In teoria, togliendo dal conto i senatori a vita, ne potrebbero bastare 158, ma andare sotto quella soglia, con il governo tenuto in vita dai senatori a vita, costituirebbe un grave problema politico.

Al momento, senza i 18 senatori renziani, la maggioranza può contare su 152 voti sicuri: 92 del Movimento 5 Stelle, 35 del Pd, 8 delle Autonomie e 17 del gruppo misto. La caccia ai responsabili è aperta, ma il tempo stringe.

E al di là dell’aritmetica e del poco tempo a disposizione, c’è anche il fatto che i responsabili vogliono far pesare in questa fase il loro potere contrattuale. In questo senso la promessa di Conte di un nuovo grande partito con il quale presentarsi alle prossime elezioni non sembra bastare.

Per questo, scrive Il Messaggero, prende corpo l’ipotesi del Conte ter. I “costruttori“, gli indecisi, i dubbiosi, potrebbero dare il loro sì al premier solo dopo che questi salirà al Quirinale per rassegnare le dimissioni. Mattarella avvierebbe quindi un nuovo giro di consultazioni, e solo a quel punto nascerebbe il nuovo gruppo parlamentare in grado di assicurare la maggioranza ad un nuovo governo Conte, con all’interno alcuni esponenti dei responsabili.