Nuovo Dpcm, cosa può cambiare dal 16 gennaio

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Per la prima volta dopo sei settimane l’Italia ha visto tornare sopra l’1 il valore dell’Rt di contagio medio calcolato nel Paese. Tutto questo nonostante le scuole siano chiuse e il sistema dei trasporti non sia stato quindi messo sotto stress. Per questa ragione, a partire dal 16 gennaio, l’atteso Dpcm potrebbe portare con sé diverse novità rispetto a quanto vissuto sin qui in termini di divieti e restrizioni.

Ancora non si sa se a prendere forma sarà un nuovo Dpcm o solo un decreto legge con cui prorogare le misure del Dpcm precedente. Al momento sembra prevalere la linea dura del ministero della Salute, preoccupato per il tasso di positività al 13,3%.

Cts: servirebbe lockdown totale, ma non si può

Lo stesso coordinatore del Cts Agostino Miozzo ha parlato, in una intervista a Il Messaggero, della necessità di un lockdown totale come “unica via d’uscita”, anche se, dice, “l’economia è al collasso“.

Dopo un anno di restrizioni larghe, strette, di provvedimenti rigorosi e meno rigorosi, è evidente che il Paese è in grande sofferenza. “Alcune categorie sono alla disperazione: spettacolo, turismo, ristorazione, sport. Quindi, pur rendendoci conto che ovviamente la soluzione migliore sarebbe quella che abbiamo preso a marzo-aprile, ovvero il lockdown totale e nazionale, non possiamo più farlo”.

Ecco perché sono state immaginate decisioni dure, severe, restrittive, attraverso nuovi parametri che “tentano di aiutarci ad abbassare l’incidenza”, però cercando di convivere con la pandemia e soprattutto facendo in modo che alcuni settori della vita economica e sociale del Paese possano riprendere.

Dura la condanna agli assembramenti visti in questi giorni, ma la repressione “in questo caso non serve”. Preoccupa più il fenomeno di aggregazione che non si vede, quello nelle case, “lontano da occhi indiscreti, che non quello di qualche migliaio di ragazzi nelle zone dei locali”.

Ma il punto nodale è sempre quello: “Serve una comunicazione mirata ai giovani. Ci sono stati tentativi che hanno funzionato benissimo, come quello di Ferragni-Fedez, dobbiamo ritornare a farli. I ragazzi non leggono i giornali né guardano la televisione, bisogna parlare la loro stessa lingua per farsi capire. È necessaria una buona comunicazione, ma anche il ritorno a scuola, compresa l’università. Se chiudi la scuola, non puoi lasciare aperto il centro commerciale e sperare che i ragazzi lo accettino”.

Criteri per la zona rossa e proroga stato di emergenza

Nulla è ancora certo e anzi sul tavolo le ipotesi sono diverse. Secondo le prime indiscrezioni uscite da Palazzo Chigi, dovrebbero cambiare i criteri per la definizione della zona rossa, che diventerebbero più stringenti – il lockdown scatterebbe con una minor incidenza di casi Covid, pari a 250 ogni 100mila abitanti – e quasi certa è la proroga dello stato d’emergenza, in scadenza il 31 gennaio, fino al 30 aprile 2021, procedendo poi con eventuali proroghe di 3 mesi in 3 mesi.

Coprifuoco e spostamenti

Dovrebbe proseguire la divisione delle Regioni a colori. Confermato anche il coprifuoco dalle 22 alle 5 (inizialmente alcuni rumors avevano parlato di un possibile anticipo alle 20). Raccomandato anche di non ricevere visite di più di 2 persone non conviventi.

Rimarrebbe la cosiddetta “norma Bonafede”: la zona gialla sarebbe rafforzata, come a Natale e come oggi, e cioè sarebbero comunque sempre vietati gli spostamenti tra Regioni, salvo comprovate esigenze di lavoro, salute o necessità.

In zona arancione dovrebbe essere mantenuta la deroga che permette a chi abita in un piccolo comune sotto i 5mila abitanti di muoversi fino a 30 km di distanza, anche in un altro Comune o Regione, senza però poter raggiungere nessun capoluogo di provincia.

Amici e parenti

Confermata quasi sicuramente la “forte raccomandazione” a non invitare a casa più di 2 persone non conviventi, anche in zona gialla. Il premier Conte spinge per il rinnovo della deroga che consente l’uscita dal Comune, ma restando nella propria Regione, di 2 adulti con figli minori di 14 anni per andare a trovare amici e parenti una sola volta al giorno.

Bar e ristoranti

Dopo le scene viste nelle grandi città, da Milano a Lucca, da Roma a Torino a Catania, il Governo starebbe ragionando su un inasprimento delle regole per bar, locali e ristoranti, fuori dai quali, anche in zona arancione, tendono molto facilmente a crearsi assembramenti. I locali non solo continuerebbero a chiudere alle 18 in zona gialla, e restare chiusi in zona arancione e rossa, ma anche i servizi di asporto subirebbero una frenata in tutte le fasce: anche questi potrebbero essere stoppati alle 18, anziché alle 22 come avvenuto sino ad ora.

Consentita invece la consegna a casa senza limiti di orario. Una misura destinata a generare non poche polemiche, e che rischia di travolgere un settore – quello della ristorazione – già piegato dall’emergenza sanitaria. “Per colpa degli esercenti che non rispettano le regole dovranno pagare tutti” ha detto secca la ministra delle Politiche agricole e capo delegazione di Italia Viva Teresa Bellanova.

Weekend

Nei weekend dovrebbero continuare a restare chiusi i centri commerciali. Dovrebbe invece essere stata scongiurata l’ipotesi di fare tutta Italia zona arancione il sabato e la domenica, come avvenuto il 9 e 10 gennaio, consentendo dunque alle Regioni più virtuose di tenere aperti bar e ristoranti se in zona gialla.

Palestre e piscine

L’orientamento del Governo sembra quello di mantenere chiuse palestre e piscine almeno per tutto gennaio. Il ministro dello Sport Vincenzo Spadafora si sta confrontando con gli esperti del Cts per valutare se ci siano le condizioni per inserire deroghe che consentano almeno le lezioni in palestra o piscina individuali.

Musei

Il ministro della Cultura Dario Franceschini sta valutando con gli scienziati se è possibile riaprire i musei almeno nelle zone gialle, con ingressi contingentati. Una delle tante chiusure inspiegabili, assieme a cinema e teatri, di cui invece non si parla esplicitamente.

Impianti da sci

Una data per la riapertura degli impianti da sci c’era già: il 18 gennaio. Ma tutto dipenderà dall’evolversi della situazione epidemiologica. L’ala rigorista del Governo chiede che le piste da sci restino chiuse “almeno nelle Regioni che hanno deciso di non riaprire le scuole”. Di una loro eventuale riapertura “non si è parlato nemmeno tanto” viene riferito da Palazzo Chigi.

Fascia bianca

Altra novità del nuovo Dpcm è l’aggiunta di una quarta zona colorata: a gialla, arancione e rossa si aggiungerà la zona bianca, pensata – dicono da Palazzo Chigi – per dare un segnale di “prospettiva di uscita dalla pandemia”. Ma la zona bianca si avrebbe con indice Rt inferiore 1 e livello molto basso di rischio, situazione che ad oggi nessuna Regione presenta.

Nella zona bianca scatterebbe il ritorno a una sorta di normalità, con spostamenti liberi ovunque e la riapertura di tutte quelle attività rimaste chiuse sino ad oggi, come cinema, teatri, musei, sale da concerto, palestre e piscine.