Tumori, la scoperta: lattuga velenosa è in grado di potenziare le cure

5560

È nota come lattuga selvatica, e non è adatta al consumo alimentare in quanto tossica. Ma questa pianta (nome scientifico Lactuca virosa, dove “virosa” sta, appunto, per velenosa) contiene una molecola che potrebbe costituire un aiuto supplementare nelle terapie antitumorali. Lo studio è stato condotto da Antonella Arcella, del Laboratorio di Neuropatologia molecolare dell’Unità di Neuropatologia dell’Irccs Neuromed di Pozzuoli dell’Università Federico II di Napoli, ed è stato pubblicato recentemente su “Molecoles”, rivista scientifica di calibro internazionale.

La lattuga velenosa che blocca il proliferarsi delle cellule tumorali

I risultati della ricerca condotta hanno dimostrato che la lactupicrina, contenuta – come già detto – nella pianta Lactuca virosa, può essere impiegata come molecola in grado di controllare la crescita della linea cellulare continua di glioblastoma.

Il glioblastoma (GBM) è uno dei tumori cerebrali più letali negli adulti, con tassi di sopravvivenza che sono rimasti sostanzialmente invariati per 30 anni. Inoltre, la presenza di cellule staminali tumorali, in grado di proliferare e generare cellule neoplastiche gliali, contribuisce alla prognosi sfavorevole dei pazienti con GBM, la cui sopravvivenza mediana è di circa 14 mesi. La resezione totale totale del tessuto tumorale, seguita da chemio e radioterapia adiuvanti, rimane lo standard di cura.

Poiché il ricorso alle chemioterapie classiche e l’utilizzo di farmaci mirati non sempre si sono dimostrati ottimali e/o hanno garantito la ripresa del paziente, le ricerche in questo senso si sono orientate verso l’introduzione e l’utilizzo di composti – anche naturali – in grado di inibire la crescita del tumore.

I risultati della ricerca

Come è stato dimostrato, la lattucopicrina (o intybin) contenuta nella lattuga selvatica – e che si trova anche in alcune piante correlate, come il Cichorium intybus – scatena una attività antitumorale nelle cellule cancerogene, inibendone la crescita di altre.

Nello specifico, come si legge nello studio pubblicato su Molecules “Il lactucarium, succo lattiginoso e amaro secreto dalla secrezione del fusto di queste piante, una volta essiccato, è stato a lungo utilizzato come sostituto dell’oppio per le sue proprietà analgesiche e sedative. Pertanto, considerando la capacità della lattucopicrina di agire sul sistema nervoso centrale, si può ipotizzare che questa molecola possa attraversare la barriera emato-encefalica (BBB) agendo come molecola multi-target, potenzialmente interferendo con la crescita delle cellule GMB tumorali”.

Va ricordato che la Lactuca virosa è una pianta non commestibile perché – appunto – velenosa. Il suo utilizzo nelle cure tumorali, infatti, avviene in laboratorio, dopo uno specifico processo di secrezione ed essiccazione.