Vaccini Covid: seconda dose, l’avvertimento di Mantovani

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La seconda dose del vaccino anti Covid va fatta “assolutamente” e “nei tempi suggeriti da chi ha fatto le sperimentazioni”, perché “si rischia di dare alla popolazione una copertura che non dura abbastanza”. Lo ha detto in una intervista a Repubblica Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Istituto Humanitas di Milano, avvertendo dei rischi che si corrono non facendo il richiamo.

Una possibilità emersa nei giorni scorsi in seguito ai ritardi sulle forniture del vaccino da parte di Pfizer che rischia di scatenare una battaglia legale tra l’azienda farmaceutica e i Paesi europei.

“Se la consegna delle dosi dovesse slittare di alcuni giorni non ci sarebbe di che preoccuparsi”, ha detto  il professore, che ha ricevuto la prima dose il 10 gennaio ed è in attesa della seconda. “Se però si lasciassero passare mesi tra prima e seconda iniezione allora sì, ci sarebbe un problema serio. In questa vicenda dobbiamo sempre fare scelte guidate dai dati”, ha aggiunto.

“I vaccini bastati sul mRNA, come quelli Pfizer-Biontech o Moderna, sono stati progettati – ha spiegato – per essere somministrati in due dosi a distanza di circa venti giorni. La risposta primaria del nostro sistema immunitario è debole, ma viene rafforzata dal richiamo”.

Rinvio del richiamo, Mantovani: “Grave errore”

Per questo fare subito una sola dose in modo da raggiungere il maggior numero di persone, come ha deciso di fare il Regno Unito, è “un azzardo dettato da una situazione drammatica. Non parlo per sentito dire ma perché ne ho una percezione diretta: mio figlio e mio nipotino vivono a Londra. Chi non ha persone care in Inghilterra non può immaginare cosa stia accadendo”.

Secondo Mantovani seguire la strada inglese “sarebbe un grave errore“. “Dobbiamo rispettare i dati, ma anche le competenze degli scienziati e la loro responsabilità sociale. Se saltano questi concetti – ha detto – si rischia di dare alla popolazione una copertura vaccinale che non dura abbastanza. Ma anche di favorire l’emergere di nuove varianti del Coronavirus ancora più aggressive”.

“Una campagna vaccinale rapida e ben fatta arresta la corsa del virus e dunque limita la probabilità di comparsa di mutazioni. Le varianti compaiono infatti quando il virus è libero di correre e di riprodursi: più velocemente si riproduce più è probabile la comparsa di mutazioni”. Esempi sono le varianti nate nel Regno Unito e in Brasile, “Paesi che all’inizio hanno sottovalutato la pandemia e hanno lasciato correre il virus”.

Il direttore scientifico dell’Humanitas ha parlato anche di un ulteriore rischio: “Tutte queste discussioni potrebbero indurre chi ha fatto la prima dose a non fare la seconda. Succede già nelle vaccinazioni dei bambini: una piccola percentuale di genitori dopo la prima iniezione non porta i figli a fare il richiamo”.

“Non vorrei che accadesse anche per il Covid-19 alla luce dei messaggi contraddittori di questi giorni. Non ripetiamo – ha avvertito – l’errore fatto l’estate scorsa, quando c’è chi ha dato per morto il coronavirus”.

Campagna vaccinale, Mantovani “orgoglioso”

Mantovani si è detto “orgoglioso” di quanto fatto finora con la campagna vaccinale: “L’Italia è il Paese con il numero più alto di vaccinati. Se continuano a darci le dosi promesse riusciamo a fare un altro miracolo”.

Riguardo ai ritardi nella consegna dei vaccini, Mantovani ha rivelato di essere “sconcertato, ma non sorpreso. Perché non è la priva volta. È già accaduto in passato con i vaccini influenzali. L’importante è che il ritardo rimanga nell’ambito dei giorni, al massimo delle settimane”.

Nonostante quanto fatto, secondo il professore ci sono alcuni aspetti in cui l’Italia può migliorare: “È mancato uno sforzo serio nella ricerca in tempo reale sulle mutazioni del virus. L’Italia deve fare di più per conoscere il nemico contro cui combatte: non possiamo aspettare che siano gli altri a mappare il genoma delle mutazioni”. Inoltre, ha aggiunto, “ci vuole più informazione ai cittadini: dobbiamo condividere non solo le fiale di vaccino ma anche la conoscenza”.