Variante inglese, non sappiamo se circola in Italia: i rischi

22

Biologi per la scienza, che si occupa di divulgazione online, ha lanciato un appello a tutta la comunità scientifica e al Governo per tenere sotto controllo il contagio. “Non sappiamo quali varianti di Sars-Cov-2 circolino, né quanto siano effettivamente diffuse” in Italia “perché non sequenziamo, e se lo facciamo lo facciamo male. Per questo lanciamo una petizione per chiedere che venga istituita una rete nazionale di laboratori che si occupi della sorveglianza genomica di Sars-Cov-2”, si legge sul profilo Twitter del gruppo.

La presentazione della petizione di Biologi per la scienza spiega bene la situazione che riguarda la mappatura genetica del coronavirus nel nostro Paese. Questa viene effettuata in genere da laboratori privati o per determinati studi scientifici. Lo screening obbligatorio, riporta il Corriere della Sera, ha infatti mappato solo i viaggiatori che rientrano dal Regno Unito, rilevando meno di 20 casi sul territorio nazionale della variante inglese.

Covid, variante inglese: i rischi per il vaccino

Proprio la Gran Bretagna è la nazione dove si sequenziano più tamponi, attualmente il 10% di quelli effettuati, alla ricerca di mutazioni che potrebbero compromettere le cure e il vaccino anti Covid.

Il virus, sotto la stretta dell’immunizzazione, potrebbe infatti mutare più velocemente per continuare a infettare eludendo la profilassi e le difese immunitarie potenziate dall’inoculazione del farmaco. Far vaccinare il 60% della popolazione entro un anno potrebbe, secondo diversi studi, mantenere basso il numero di casi, impedendo al coronavirus di variare in modo significativo.

Ma la variante inglese richiederebbe un’immunità di gregge più alta, con una copertura pari al 75% o addirittura all’80%, con la campagna vaccinale che necessiterebbe di molti più mesi per la piena attuazione.

Covid, variante inglese: i rischi per la letalità

Non solo il vaccino potrebbe rischiare di diventare inefficace davanti a una mutazione importante. Un altro rischio legato alla variante inglese riguarda la velocità con cui si trasmette. Pur non essendo effettivamente più letale, il tasso di mortalità potrebbe raddoppiare a causa della proprietà di questa mutazione di essere più contagiosa.

I dati del tracciamento, riporta il Corriere della Sera, mostrano che la B.1.1.7, nome tecnico della variante inglese, si trasmette 1,5 volte di più. Con una maggiore trasmissibilità i modelli matematici riportano che un virus che uccide l’1% dei positivi, ma contagia milioni di soggetti, può provocare più morti di uno che ne contagia di meno e ne uccide il 2%.

Covid, variante inglese: i rischi per gli ospedali

La trasmissione massiccia di una variante più infettiva metterebbe inoltre a serio rischio la tenuta del sistema sanitario. I Paesi dove è più diffusa vedono gli ospedali riempirsi con velocità, con picchi repentini nella curva dei contagi. Nel Regno Unito e in Irlanda, dove la variante inglese sta prevalendo sugli altri ceppi noti, si nota infatti una crescita rapida del numero dei positivi.

In presenza della B.1.1.7 potrebbe essere necessario chiudere anche scuole e università e pensare a nuove misure per limitare la sua diffusione.