Covid-19, variante inglese e bambini: facciamo chiarezza

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Diverse riviste di settore si stanno chiedendo se i bambini sono più suscettibili a questa nuova variante di Covid-19 isolata lo scorso 18 dicembre 2020 (si chiama B.1.1.7 or VUI 202012/01). Secondo i primi studi riportati da The BMJ, questa variante sarebbe il 71% contagiosa delle altre varianti che, fino a ora, hanno modificato il SARS-COv- 2. In realtà la variante è stata individuata già in casi di settembre e ottobre 2020 e si è quindi già ampiamente diffusa in Europa e probabilmente nel mondo. In dicembre sono stati messe in atto restrizioni molto severe in merito all’uscita e all’entrata in UK, così da evitare l’ulteriore diffusione di questa variante.

Secondo l’OMS il virus ha già subito diverse variazioni ma questa è la più forte e contagiosa di tutte: la nuova variante infatti contiene 14 mutazioni tra cui quella che aumenta la sua trasmissibilità tra gli umani. Ovviamente le ricerche stanno tutte virando sull’analisi di come il vaccino anti-Covid – che ha esordito in Europa con il Vaccine-Day storico del 27 dicembre 2020 e l’arrivo delle prime dosi che anticipano il piano vaccinale del 2021 – potrebbero reagire (o no) alla nuova variante.

Ma cosa succede ai bambini? Sebbene le risposte siano ancora nebulose, la risposta dei Governi è quella della massima prudenza.

Addirittura c’è chi parla di una particolare virulenza di questa variante tra i bambini, ma al momento non ci sono dati per giustificare un possibile aumentato rischio. certo è che la maggior contagiosità della variante inglese, questa sì comprovata, sarebbe in grado di aumentare anche la diffusione del virus tra i bambini e i giovani. Per questo è ancor più importante rispettare le regole di distanziamento, indossare le mascherine e lavarsi spesso le mani, anche in tenera età.

In Italia, come nel resto d’Europa, si sta facendo largo un approccio alla prudenza. Gli immunologi, come Paolo Rossi direttore del dipartimento di pediatria all’ospedale Bambino Gesù intervistato dal Corriere, sono concordi col dire che il Covid-19 nei bambini rimane circostanziato a sintomi poco gravi, ma col dubbio che questa nuova variante inglese possa renderli super-diffusori, è meglio accelerare gli studi su vaccini adatti anche ai più piccoli.

Quelli attualmente in commercio, infatti, sono indirizzati solo a una popolazione adulta. Secondo Rossi questa nuova variante “è più infettiva ma al momento non ci sono evidenze che provochi sintomi più gravi, anche nei bambini”. La sua maggiore trasmissibilità deriva dalla mutazione della proteina Spike che serve al virus per proliferare nel corpo umano. Se il virus si diffonde, è chiaro che i bambini non saranno esentati dall’ammalarsi, sebbene con sintomatologia meno grave di quella che compare negli adulti. 

Neil Ferguson, direttore del Medical Research Council’s Centre for Global Infectious Disease Analysis at Imperial College London and NERVTAG member, ha detto che l’osservazione della diffusione del virus in UK nel mese di novembre 2020 ha trasmesso sia la variante conosciuta che quella britannica appena isolata. Con le scuole aperte entrambe le varianti si sono diffuse allo stesso modo con grande facilità. Ma questo non vuol dire che sui bambini sia più aggressivo di prima. Molti studi hanno confermato, in questi mesi di pandemia, che “il SARS-COv-2 non è efficiente nell’attaccare il sistema immunitario dei bambini come fa con gli adulti”. E questo vuol dire che la nuova variante colpisce, al momento, tutti indistintamente per via del suo alto grado di trasmissibilità a non incide su quanto sappiamo fino a ora delle reazioni dei bambini e della loro salute al Covid-19.

Fino al vaccino pediatrico, che l’EMA sta studiando in queste settimane al fine di produrre un vaccino sicuro ed efficace anche per gli under 16, l’unico modo per evitare che questa nuova variante si diffonda e tocchi la salute delle fasce più a rischio è la prudenza.