Covid, Crisanti prevede aumento dei contagi per effetto delle varianti e invoca il lockdown

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Il microbiologo Andrea Cristanti ha sposato da subito la linea di un lockdown nazionale invocato dal consulente del ministro della Salute Walter Ricciardi e adesso torna a lanciare l’allarme. “Avanti con le zone gialle e potremmo arrivare a 40mila casi” di coronavirus al giorno “a metà marzo” ha detto il professore di microbiologia all’Università di Padova in collegamento radio con al trasmissione Un giorno da Pecora.

Condividendo le preoccupazioni della comunità scientifica sulla sempre maggiore diffusione in Italia delle varianti del coronavirus, soprattutto di quella inglese, Crisanti prevede uno scenario di risalita della curva dei contagi, senza l’adozione di misure forti di contrasto dell’epidemia.

“Perché si parla di lockdown in Italia? Credo sia dovuto ad ultima analisi Iss sulla variante inglese: su 100 casi, 18 sono stato infettati dalla variante inglese. E questa non è una buona notizia, perché questa variante ha una capacità di trasmissione molto potente. Se mi aspetto un aumento dei contagiati? Sì, nelle prossime due o tre settimane. L’allarme degli scienziati è dovuto a questa situazione” ha detto Crisanti in diretta su Rai Radio 1.

“Prima di Natale, da noi la variante inglese era un elemento occasionale – ha continuato. Se si continua con le zone gialle e si fanno addirittura bianche, senza adottare misure di contenimento, potremmo tranquillamente arrivare a 30/40mila casi entro metà marzo. Dobbiamo fare si che questo non accada, bisogna anticipare il virus”.

Se ci sono zone con la variante brasiliana va bloccato tutto. Le zone rosse non bastano se ci sono focolai con la variante brasiliana o sudafricana: se si diffondono queste varianti, abbiamo eliminato l’arma del vaccino.” ha aggiunto Crisanti intervistato dai conduttori Geppi Cucciari e Giorgio Lauro.

“Serve una strategia di medio contenimento con zone arancioni e zone rosse, ma se c’è la variante brasiliana bisogna bloccare tutto. In Italia ci sono un paio di focolai, in Umbria e in Abruzzo, in questo casi bisogna chiudere tutto, fare un lockdown chirurgico” è infine l’opinione del microbiologo.