Covid, quarantena anche per vaccinati: perché non ne sono esenti

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Chi ha già ricevuto la prima e la seconda dose di vaccino anti Covid, se entra in contatto con un positivo, dovrà comunque mettersi in quarantena, vale a dire isolarsi per dieci giorni, poi effettuare un tampone molecolare di controllo e attendere l’esito: se positivo la quarantena prosegue, se negativo si torna alla vita normale. Lo ha stabilito il Ministero della Salute dopo la video-conferenza con le Regioni.

“Al momento, al vaccinato si applicano gli stessi provvedimenti di un non vaccinato”, è stato detto ai governatori. La decisione è stata presa anche alla luce del caso laziale dei tre medici immunizzati che sono, a sorpresa, risultati positivi al tampone.

Sulla vicenda, come spiega Il Messaggero, si è interessata la Società italiana di malattie infettive. “Si tratta di tre sanitari vaccinati e contagiati, ma non necessariamente contagiosi. Erano asintomatici, li abbiamo trovati positivi casualmente, durante i controlli per il cluster in un reparto”, ha spiegato il direttore scientifico Massimo Andreoni, virologo del Policlinico Tor Vergata.

“Questo – ha aggiunto Andreoni – dimostrerebbe il fatto che anche i vaccinati potrebbero essere portatori del virus, ma occhio agli allarmismi: il vaccino sicuramente protegge dalla malattia, si sapeva, non per forza dall’infezione”.

“Sono fiducioso – ha proseguito il virologo – che i vaccini sin qui autorizzati siano in grado di bloccare anche la diffusione del virus e che presto questo dato sarà accertato. Ma per il momento è fondamentale mantenersi cauti”.

“L’opportunità di mettere o meno in quarantena i vaccinati è un tema chiave dei prossimi mesi, quando la platea dei “richiamati” si allargherà”, ha dichiarato Pier Luigi Bartoletti, il responsabile delle Uscar (unità speciali di assistenza) del Lazio. E ancora: “A volte purtroppo chi ha appena avuto il vaccino commette qualche disattenzione”.

Il nodo da sciogliere è se chi è vaccinato, anche se risulta infetto (ma protetto), può trasmettere o meno il virus. Domanda che al momento rimane inevasa. Per questo gli scienziati predicano estrema cautela.

“Per ora l’indirizzo è questo, aspettando che dagli studi scientifici emergano elementi certi”, ha spiegato Roberto Cauda, ordinario di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità operativa di Malattie infettive al policlinico Gemelli.

“In linea teorica – ha continuano Cauda – i vaccini proteggono sia dall’infezione che dalla malattia. Ma gli organismi internazionali, Fda ed Ema, hanno approvato i dossier presentati dalle industrie farmaceutiche concentrandosi sulla protezione dalla malattia. Quando diciamo che un preparato è efficace al 95%, parliamo della malattia, non della prevenzione dell’infezione”.