Covid, test salivari molecolari efficaci per il contenimento di infezione da Sars-Cov-2

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Si sono dimostrati un’efficace misura di sorveglianza e contenimento dell’infezione da SARS – CoV-2 in contesti comunitari, i test salivari molecolari effettuati dal personale dipendente dell’Università di Padova che, su base volontaria, dallo scorso ottobre ha aderito al programma di automonitoraggio e tracciamento.A dimostrarlo è lo studio Saliva-based molecular testing for active control of sars-cov-2 infection, pubblicato dalla «International Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine», condotto da ricercatrici e ricercatori dell’Azienda Ospedale/Università di Padova e coordinato da Mario Plebani, direttore del Dipartimento interaziendale di Medicina di Laboratorio

Dall’inizio dello screening, l’8 ottobre scorso e fino al 24 dicembre 2020, i dipendenti dell’Ateneo che hanno aderito al programma sono stati 5579 (tasso di adesione 86%), per un totale di 19.850 campioni salivari raccolti e valutati con tecnica molecolare (rRT-PCR) per SARS-CoV-2. Solo una piccola percentuale di dipendenti ha abbandonato il programma dopo la prima raccolta della saliva (meno del 4%). I restanti 5350 dipendenti hanno ripetuto il test salivare rapido da un minimo di 3 a un massimo di 5 volte nel periodo di 11 settimane.

La saliva è stata auto-raccolta tramite il dispositivo Salivette (SARSTEDT AG & Co, Nümbrecht, Germania), una provetta che contiene un batuffolo di cotone che viene masticato per almeno un minuto al mattino prima di far colazione. Sono stati identificati otto punti di raccolta dislocati nei vari Dipartimenti universitari e dotati di scatole per la consegna dei campioni. Una volta al giorno, le scatole sono state trasportate in laboratorio per l’esame molecolare.

Nel lasso di tempo osservato sono stati identificati 62 campioni positivi, con una frequenza dello 0,31%. Il personale dipendente con risultati positivi alla saliva è stato sottoposto entro 24 ore al tampone nasofaringeo (NPS): i test hanno avuto una concordanza nel 98% dei casi. Il paziente con test salivare positivo ma nasofaringeo negativo presentava una bassa carica virale (Ct>33).

«Entro 24 ore dal risultato positivo, è stato attivato il tracciamento dei contatti per dipendenti e studenti che frequentano lo stesso ambiente di lavoro – spiega Plebani -. Questa strategia ha permesso di identificare altri tre dipendenti positivi, che sono stati immediatamente isolati, impedendo così lo svilupparsi di focolai all’interno dell’Università. Nello stesso lasso di tempo, 102 dipendenti hanno ricevuto diagnosi di infezione da SARS-CoV-2 da esame nasofaringeo eseguito alla comparsa di sintomi compatibili con infezione da COVID-19 o in seguito a contatto con soggetti positivi.»

L’incidenza settimanale dell’infezione da SARS-CoV-2 è stata calcolata tra i dipendenti che partecipano al programma di sorveglianza e poi confrontata con i risultati ottenuti dai programmi di sorveglianza della Regione Veneto e della popolazione padovana. L’incidenza complessiva tra il personale dipendente universitario è risultata significativamente inferiore a quella del personale dipendente non sottoposto a sorveglianza (1,8% in confronto 6,1%) e ancora minore a quella della popolazione complessiva.

Lo studio ha dimostrato come questo sistema di prelievo e auto-raccolta della saliva, mantenendo l’accuratezza diagnostica, sia vantaggioso rispetto alla raccolta di campione nasofaringeo in termini di procedure (quest’ultimo prevede un procedimento più invasivo e indaginoso) e in termini di tempi poiché elimina l’attesa legata alla raccolta del tampone.

Il programma basato sull’auto-raccolta di campioni salivari e test molecolare si è rivelato uno strumento affidabile, ben accettato ed efficace per la diagnosi precoce della SARS-CoV-2 in soggetti asintomatici, che, assieme all’immediato tracciamento e contenimento dei contatti, ha evitato un’ulteriore diffusione di virus nella comunità, creando così un’isola protetta.