Digiuno intermittente: fa bene alla salute e alla mente

2671

Il digiuno intermittente è una forma di perdita di peso molto popolare in questi giorni. Ma non deve sorprendere più di tanto. Le pratiche che prevedono l’astinenza dal cibo si trovano in ogni cultura fin da tempi molto antichi.

Il digiuno può essere visto come espressione di un alto grado di autocontrollo: manifestandosi nella capacità che una persona ha di tenere sotto controllo la fame, rappresenta la misura della sua forza di volontà su uno degli istinti più primordiali dell’uomo.

Questo concetto è stato traslato in un’ottica differente e rivolto invece agli effetti sul metabolismo e sullo stato di salute generale: al riguardo sono stati studiati (e lo sono tutt’ora) vari protocolli di approcci alimentari, che vanno appunto sotto il nome di Digiuno Intermittente  (Intermittent Fasting).

Il digiuno intermittente è studiato per il dimagrimento, per migliorare il profilo nutrizionale (colesterolo, trigliceridi), per il controllo della glicemia, nelle malattie cardiovascolari, tumori e altro. Un campo d’interesse è anche la possibile associazione tra digiuno intermittente e longevità. Da molti anni si studia la relazione tra restrizione calorica e aspettativa di vita, con numerosi esiti positivi in esperimenti animali, ma senza certezze nell’uomo.

La restrizione calorica, infatti, comporta numerose modifiche metaboliche, fra cui diminuzione della spesa energetica e riduzione di radicali liberi, modificazioni del tessuto adiposo e una rigenerazione delle cellule (autofagia). Alcuni autori sostengono che il digiuno i intermittente (IF), anche senza una diminuzione del peso corporeo nel tempo, possa dare gli stessi benefici.

Dieta del digiuno intermittente: vediamo di cosa si tratta

La dieta del digiuno, conosciuta anche come dieta “mima digiuno“, prevede l’assunzione controllata di proteine (11-14 per cento), carboidrati (42-43 per cento) e grassi (46 per cento), per una riduzione calorica complessiva compresa tra il 34 e il 54 per cento rispetto all’apporto canonico. Sotto questa etichetta, rientrano due tipologie di dieta. La dieta 5:2 prevede che per cinque giorni alla settimana si possa mangiare assumendo tutti gli alimenti, senza eccezioni.

Digiuno intermitttente, benefici anche per il cervello

Il periodo deve essere inframezzato da due giornate (tra loro non consecutive) in cui l’approvvigionamento energetico non deve essere superiore a un quarto di quello abituale: ovvero tra 500600 chilocalorie (200-250 a colazione e 300-350 a cena). Si parla anche di dieta del digiuno intermittente quando si concentra l’assunzione di alimenti in un periodo variabile tra 6 e 8 ore (schema 16/8). Prima dell’inizio della giornata e dopo l’ultimo pasto, viene evitato anche il più piccolo spuntino, in modo da abituare l’organismo a vivere e a “lavorare” in condizioni di riduzione della sazietà. Così facendo, si evita anche di accumulare energia sul finire della giornata, cosa che accade invece a chi è abituato a cenare molto tardi, senza avere poi il tempo di smaltire l’energia accumulata poco prima di andare a letto.

Il digiuno intemittente potrebbe anche favorire il mantenimento della salute cerebrale e avere così un potenziale ruolo preventivo nei confronti di malattie quali l‘ictus cerebrale, l’Alzheimer e il Parkinson. Sebbene siano necessarie ancora molte ricerche prima di dimostrare gli effetti del digiuno intermittente sull’apprendimento e sulla memoria, secondo Mattson, non è da escludere che “in futuro la dieta del digiuno intermittente possa diventare una delle possibilità per prevenire o quanto meno ritardare l’inizio di un processo neurodegenerativo”.

In Italia i “nutrizionisti” senza studi formali in nutrizione (purtroppo ce ne sono diversi), tendono ad usare con maggior facilità diete low carb estreme, senza carboidrati, come le chetogeniche e i digiuni intermittenti perché non conoscono i disturbi del comportamento alimentare. Al contrario i nutrizionisti specializzati utilizzano con parsimonia regimi dietetici molto restrittivi. C’è infatti la consapevolezza del maggior rischio di sviluppare disturbi del comportamento alimentare (DCA), per esempio abbuffate, specie in giovani adolescenti. È difficile selezionare le persone cui proporre un digiuno intermittente ,poiché nemmeno gli esperti del settore (psichiatri, psicologi, medici e dietisti che si occupano di DCA) possono predire con certezza se il paziente che hanno di fronte è un soggetto a rischio dal momento che troppi sono i fattori coinvolti: ambientali, genetici e psicologici.