Fisco modello danese citato da Draghi, ecco come funziona

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Il presidente del consiglio Mario Draghi nel suo discorso per la fiducia al Senato ha citato il fisco danese come modello. Ecco quali sono le sue principali caratteristiche.

Mario Draghi ha già avuto modo di esplicitare quelle che saranno le linee guida della sua politica fiscale, che potrebbe sfociare in una riforma organica del sistema: nessuna patrimoniale e nessuna flat tax, la progressività fiscale (si contribuisce in base a quanto si guadagna) non si tocca. Piuttosto, è possibile intervenire con una revisione dell’Irpef e dei relativi scaglioni.

L’imposta nazionale è pari al 12,16% per i redditi da 42.800 corone (5.755 euro) a 513.400 corone (69.035 euro)e del 15% per lo scaglione di redditi superiori. L’imposta comunale varia tra il 22,5% ed il 27,8%. L’imposta sanitaria è stata abolita a partire dal 2019 in parte sostituita da un incremento della tassazione nazionale.

A tutti i contribuenti è riconosciuta un’esenzione per le prime 46.200 corone (8.632 euro), importo ridotto a 34.500 corone  (4.639 euro) per i minorenni. Sono poi riconosciute deduzioni per gli interessi passivi, i figli a carico, i contributi previdenziali (fino a 52.400 corone, l’equivalente di 7.046 euro), i contributi per il fondo di disoccupazione e le spese per il trasporto tra casa e lavoro.

Ai lavoratori dipendenti viene riconosciuta un’ulteriore deduzione pari al 7,65% della remunerazione totale (compresi i benefit) che può arrivare fino ad un massimo di 37.200 corone (5.002 euro). A questo si aggiunge un ulteriore 5,4% per i genitori single. Le soglie di esenzione e gli altri importi considerati vanno raddoppiati.

Sul reddito viene prima calcolato il contributo al mercato del lavoro con un’aliquota dell’8%. L’ammontare di questo contributo viene poi dedotto dal reddito al fine del calcolo delle altre imposte. I redditi da capitali sono tassati separatamente al 27% fino a 54mila corone (7.261 euro) mentre per importi superiori l’imposta è del 42%.

Meno tasse sul lavoro

La prima stringente necessità è quella di far calare la tassazione sul lavoro. Come dimostrato dal fatto che le uniche ‘impennate’ occupazionali si sono registrate in virtù della decontribuzione assicurata dal Jobs act. L’alta tassazione è spesso un disincentivo all’assunzione, paradigma che va affrontato e cambiato al più presto. In questo senso Draghi ha accennato al sistema fiscale della Danimarca, considerato funzionale e difficile da aggirare in termini di evasione fiscale.

Il modello danese

Nel 2008 la Danimarca ha riformato il proprio sistema fiscale per alleggerire il peso sul redditi da lavoro. Oggi le persone fisiche in Danimarca sono tassate con 4 diverse imposte, fra cui l’imposta per la chiesa danese (facoltativa).
Sui redditi personali da lavoro gravano un’imposta statale, una comunale, un contributo al mercato del lavoro (c.d. Am-Tax) e l’imposta ecclesiastica. Il sistema è comprensivo di tutte le tre imposte sommate. Imposte che vanno da una tassazione al 38% fino a raggiungere un massimo del 55,8% (per i redditi dai 60mila euro in su). Esclusa la tassa ecclesiastica.

Danimarca: deduzioni ed esenzioni

Restando al modello preso in esempio da Draghi, in Danimarca è possibile per i lavoratori dedurre le spese di trasporto e viaggio se non rimborsate dal datore di lavoro. Deduzioni valide anche sulle spese connesse con il lavoro dipendente. A tutti i lavoratori dipendenti viene riconosciuta una deduzione pari al 10,5% della remunerazione totale (compresi i benefit) che può giungere fino ad un massimo di 39.400 corone (5.298 euro).

  • E’ riconosciuta a tutti i contribuenti una esenzione dall’imposta per le prime 46.500 corone (6,253 euro, mentre in Italia la no tax area parte da redditi fino a 8.174 euro).
  • L’Iva è al 25% (in Italia l’aliquota massima è al 22%).
  • I redditi da capitale sono tassati al 27% fino a 55.300 corone, poi l’aliquota passa al 42%,
  • i dividendi sono in genere tassati 27% o 22% a secondo di chi li percepisce,
  • aliquota al 22% per le imposte sul reddito delle società.
  • Gli immobili sono tassati con aliquota all’1% fino a 3.040.000 corone (408.779 euro) e al 3% sul valore eccedente.