Governo, c’è già la maggioranza: l’idea di Draghi per rinsaldarla

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Sono bastate meno di 48 ore a Mario Draghi per mettere d’accordo tutti, o quasi. A oggi, salvo clamorosi colpi di scena, sulla carta già c’è una maggioranza di governo. Pd, Leu, Iv appoggeranno il nuovo esecutivo guidato dall’ex numero uno della Bce. E questo già lo si sapeva. Meno sicuro era l’appoggio del M5s che però ieri ha fatto diverse aperture (Di Maio: “Abbiamo il dovere di mostrarci maturi”.

Sempre nelle scorse 24 ore è poi giunto l’endorsement di Forza Italia, con Berlusconi che ha dato la sua ‘benedizione’ a Draghi e di conseguenza ha rotto l’asse interno del centrodestra (alle consultazioni infatti ognuno andrà in solitaria). Giorgia Meloni è irremovibile: nessun appoggio a un governo Draghi, nella migliore delle ipotesi Fratelli d’Italia al posto di non dare la fiducia si asterrà.

C’è poi la Lega, al momento molto titubante: sostenere un nuovo governo oppure mettersi in trincea all’opposizione? Ieri Salvini, apparso con a fianco Giorgetti (il più europeista dei big del Carroccio), seppur non ha sciolto le riserve (“Prima dobbiamo parlare con Draghi per sentire le sue idee”), non ha neppure chiuso totalmente, come invece ha fatto la Meloni.

Laddove Draghi avesse pure l’appoggio della Lega, avrebbe una maggioranza ampissima. Ma anche senza il sì dei parlamentari del Carroccio avrebbe numeri che gli garantirebbero una certa tranquillità. Il punto però è un altro: come tenere compatta una simile eterogeneità di forze politiche?

Draghi, come riferisce il Corriere della Sera, quasi certamente farà un secondo giro di consultazioni (dovrebbero partire dall’inizio della prossima settimana). Per ora sta cercando di capire cosa gli stessi partiti vogliono: “Siete più inclini per il governo tecnico o politico?” Non è detto che alla fine non ne esca un mix, con un governo tecnico-politico. L’ex presidente della Bce sta ora cercando di capire se sia più opportuno cercare di amalgamare un esecutivo facendo dialogare gli esponenti più ‘diplomatici’ dei partiti o se affidarsi a personalità di area.

Draghi ascolta e cerca di capire come incastrare tutti i pezzi del puzzle che ha a disposizione. Ma c’è anche il Draghi-Pensiero. Anzi, c’è soprattutto il Draghi-Pesnsiero, il caposaldo da cui ripartire:  sì a un debito buono e no a un debito cattivo, si agli investimenti mirati e no ai soldi a pioggia, sì agli aiuti per le aziende, no ai sussidi.