Governo Draghi, incertezza sull’assegno unico: tempi lunghi per la riforma del Fisco

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Sulla riforma del Fisco, lasciata in sospeso dalla crisi del governo Conte Bis, ci sono ancora numerosi nodi da sciogliere, tra cui le decine di regimi sostitutivi e centinaia di tax expenditures che creano distorsioni al sistema, a partire dalle differenze di prelievo tra dipendenti e autonomi a parità di reddito, o lo ‘scalone’ nella curva dell’Irpef, che a metà fa un salto di 11 punti passando dal 27% al 38%.

L’intervento “complessivo” della riforma, evocato dal premier Mario Draghi, dovrà fare anche i conti anche con l’assegno unico per i figli che dovrebbe partire da luglio, Nell’eredità lasciata dal governo giallorosso non c’è solo il progetto dell’assegno universale, già finanziato con tre miliardi, ma anche uno schema che prevedeva in primavera la presentazione di una delega fiscale, da chiudere in estate per varare i decreti attuativi contestualmente alla manovra ed essere pronti con la nuova Irpef da gennaio 2022.

Il percorso, che ora dovrà essere ripreso, potrebbe essere affidato a una commissione ad hoc, come lasciano intendere le parole del premier, ma questo rischierebbe di allungare i tempi e di rendere più complesso centrare l’obiettivo di gennaio. Tra le previsioni del presidente della Commissione Finanze di Montecitorio Luigi Marattin “entro un mese o poco più saremo in grado di presentare un documento finale” con “una o più ipotesi concreta di riforma organica, grazie al lavoro di tutte le forze politiche”.

Marattin auspica anche che nel frattempo si chiuda in fretta con la delega sull’assegno unico. “Personalmente – dice – non mi aspetto ripensamenti”. Ma il ddl è fermo da mesi al Senato in attesa del via libera, dopo l’ok unanime della Camera arrivato già l’estate scorsa. Con l’ultima legge di Bilancio sono stati stanziati tre miliardi per il 2021 e circa 6 a regime per finanziare il nuovo assegno che dovrebbe sostituire gli attuali aiuti per le famiglie – dalle detrazioni per i figli a carico al bonus bebè che comunque, nel frattempo, è stato a sua volta rifinanziato. La commissione Lavoro di Palazzo Madama ha finito da tempo il lavoro preparatorio e ora dovrebbe solo passare al voto degli emendamenti ma il processo era rimasto in stand by già in autunno e poi è stato “congelato” dalla crisi. Gli uffici del ministro della Famiglia stavano già lavorando ai decreti attuativi, e hanno continuato fino alle dimissioni di Elena Bonetti.

provvedimenti, quindi, potrebbero vedere la luce in fretta una volta incassato l’ok alla delega visto che l’esponente di Iv è ritornata a capo del ministero con il nuovo esecutivo. Al momento però anche tra i senatori nessuno sa dire quale sarà la sorte del provvedimento: “Ancora non se ne è parlato”.