M5s è caos, si profila una scissione: Di Battista lavora per creare un fronte di opposizione

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L’avvento del governo Mario Draghi sta provocando un terremoto nel M5s. La parola scissione non è più un tabù e, anzi, sembra proprio che non ci sia altra via se non quella di una spaccatura nei pentastellati. Da un lato la cosiddetta ala governista, quella dei ‘responsabili’ (con l’appoggio di Beppe Grillo), dall’altra coloro che guardano al Movimento degli albori, che trova in Alessandro Di Battista la voce più stentorea (e a cui Davide Casaleggio guarda con interesse). Ma ci sarebbero altri nomi di peso che sarebbero pronti a levare le tende, come ad esempio Barbara Lezzi e Nicola Morra.

M5s, i dissidenti alla Camera e al Senato: il mondo pentastellato in subbuglio

La voto di fiducia all’esecutivo capeggiato dall’ex numero uno della Bce ha mandato in subbuglio il mondo pentastellato. Al Senato i no sono stati 15, alla Camera i numeri sono stati ancor più notevoli, con 16 no, 4 astenuti, e ben 12 assenti. Resta da capire questa linea ‘eretica’ cosa produrrà nel futuro prossimo a livello politico.

La situazione appare alquanto ingarbugliata ed è difficile prevedere uno scenario ben delineato. Dopo la fiducia al Senato Crimi ha annunciato che chi ha votato no sarebbe stato espulso (il Collegio dei Probiviri si riunirà oggi per decidere sulla questione). Intanto Barbara Lezzi – assieme a Nicola Morra – si mette di traverso: “Mi candido a far parte del comitato direttivo del M5S (da cui non sono espulsa)”.

La questione è ostica anche a livello ‘burocratico’. Lo Statuto, all’articolo 11, recita che chi è espulso dai gruppi parlamentari lo è anche dal Movimento, e viceversa. Inoltre, sempre sul capitolo eventuali espulsioni, Morra chiede che il provvedimento sia valutato attraverso un voto ad hoc su Rousseau. Voto che, pure alla luce di quel che si è visto con la consultazione della base per l’appoggio al governo Draghi, con ogni probabilità polarizzerebbe ancor più la lotta intestina del Movimento.

Una cosa è certa: la fiducia a Draghi ha innescato lo scontro tra le diverse anime dell’universo pentastellato. E i nodi da sciogliere non sono finiti qui, perché anche tra i dissidenti non c’è un fronte comune. Non tutti avrebbero l’intenzione di entrare in uno stesso gruppo. Qualcuno potrebbe andare ad ingrossare le file di Italexit dell’ex M5S Gianluigi Paragone, qualcun altro potrebbe allinearsi a Lorenzo Fioramonti, che da tempo lavora a un gruppo ambientalista.

In mezzo a tanto trambusto, spicca la voce di Alessandro Di Battista, che ha dato appuntamento per un live lungo la giornata di domani. “Ci sono cose da dire. Scelte politiche da difendere. Domande a cui rispondere ed una sana e robusta opposizione da costruire”, ha anticipato ‘Dibba’, che starebbe lavorando alla creazione di un fronte d’opposizione per riunire sotto un’unica ‘stella’ e in un gruppo organico coloro che fuoriusciranno dal Movimento.