M5S, voto su Rousseau il 10 e 11 febbraio: Giovedì si saprà se la base M5s dirà sì a Draghi

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Alla fine si è scelto: gli iscritti al M5S sono chiamati a votare sì o no a Draghi su Rousseau. Lo annuncia il Blog delle Stelle: “Dalle ore 13 di mercoledì 10 febbraio alle ore 13 di giovedì 11 febbraio gli iscritti saranno chiamati a esprimersi su un eventuale supporto a un governo presieduto da Mario Draghi”. Il tema del voto della base sulla piattaforma di Davide Casaleggio è stato anche al centro della lunga assemblea notturna dei gruppi cinquestelle, convocata domenica sera e durata quattro ore per fare il punto sull’incontro di sabato con il premier incaricatoe affrontare le posizioni del partito alla vigilia del secondo giro di consultazioni. Dal vertice iniziato alle 22.30 e terminato alle 2.15 di notte è emersa anche la scelta dell’ex premier Conte di non fare parte del nuovo esecutivo.

Secondo quanto riferito da Crimi, Draghi ha esposto le sue priorità, ovvero il piano per affrontare la crisi pandemica, sia sul piano delle difficoltà economiche che sanitarie. Poi ha parlato dei problemi del lavoro, dal blocco dei licenziamenti ai debiti delle aziende. Da parte del premier incaricato, inoltre, forte è stata l’attenzione sulla questione ambientale, definita “ineludibile”, alla quale Grillo si è agganciato con la sua proposta di un ministero della Transizione ecologica.  Quanto al perimetro politico, anche in questo caso  per Crimi bisogna partire dal Conte 2 e fare pochi innesti. “Non possono esserci dentro tutti, mancherebbe l’identità politica”, ha spiegato il capo politico cinquestelle.

L’intervento di Conte: “Non entro nel governo”

Poi la sorpresa. Crimi ha annunciato l’intervento di Conte in assemblea e l’ex premier, riferiscono dal Movimento, nel suo discorso non si sarebbe risparmiato. Dopo aver ringraziato tutti, parlamentari e ministri, l’ex presidente del Consiglio ha spronato i grillini a entrare nella maggioranza, perché dopo anni di risultati raggiunti non sarebbe questo il momento dell’Aventino, bensì il Movimento ha il ruolo chiave di difensore delle cose fatte e avviate finora. Ribadendo la necessità di usare bene e presto i soldi del Recovery, Conte ha quindi comunicato la sua decisione di non fare parte dell’esecutivo. Non assumerà, dunque, nessun incarico da ministro.