Nelle Foreste Casentinesi si può praticare il “bagno di foresta”

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In inglese si chiama “forest bathing” mentre in giapponese è “shinrin-yoku”, ma hanno il medesimo significato: bagno di foresta. Semplicemente, indica una cosa che chi cammina già conosce: passeggiare in un bosco “immergendosi” nella vegetazione ed il fogliame ha potere rigenerante e anti stress.

Secondo alcuni studi, è stato scoperto che quando le persone trascorrono alcune ore in un ambiente più naturale come foreste, parchi e altri luoghi con una grande concentrazione di alberi vi è un aumento delle difese immunitarie. Per questo motivo, se un individuo si reca in una foresta e respira profondamente può godere di numerosi benefici, tra i quali concentrazioni inferiori di cortisolo, diminuzione della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, diminuzione dello stress e cura alla depressione.

Il merito di questi benefici sarebbe da attribuire ai fitoncidi, monoterpeni del legno degli alberi che, oltre a rilasciare speciali sostanze nell’aria per proteggersi dal marciume e dagli insetti, sembrerebbero anche portare beneficio agli esseri umani. In Giappone, il bagno di foresta è diventato una parte essenziale delle cure preventive.

Nel Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, nell’Appennino tosco-romagnolo, al confine tra Emilia-Romagna e Toscana, in un territorio da sempre a vocazione naturale e spirituale, è nato un progetto che parte dalla consapevolezza che la natura ha un impatto positivo sul benessere dell’individuo. Basta un ritiro di uno o più giorni in questi luoghi per sperimentare il risveglio dei sensi attraverso il contatto con la natura, l’alimentazione, il movimento e la meditazione, gli ingredienti perfetti per raggiungere l’obiettivo di salute globale.

A individuarne le potenzialità e a organizzare terapie nelle Foreste Casentinesi è stata l’associazione “La Grande Via”, fondata nel 2015 dall’epidemiologo Franco Berrino e dalla giornalista Enrica Bortolazzi, che organizza iniziative volte a promuovere la salute, il benessere e la longevità. Con il contributo di esperti e professionisti dell’ambito medico, della nutrizione, del movimento consapevole, della ricerca interiore, l’associazione intende diffondere e promuovere iniziative culturali e formative con l’obiettivo di apportare un contributo scientifico nella prevenzione delle malattie croniche e dell’invecchiamento precoce.

“È noto che gli alberi comunicano fra loro, con i microbi e i funghi che assistono le loro radici, con gli insetti utili e dannosi, con i grandi animali che se ne nutrono”, spiega il dottor Franco Berrino, già direttore del dipartimento di Medicina preventiva e predittiva dell’Istituto tumori di Milano. “È anche noto che noi uomini possiamo dare messaggi alle piante che, se amate, crescono meglio. Pare logico, quindi, anche ipotizzare che le piante possano inviare messaggi all’uomo… Sono sufficienti anche brevi periodi di cammino in foresta, dell’ordine di mezz’ora-un’ora, per riscontrare effetti fisiologici, ed è logico ipotizzare che periodi più lunghi abbiano un impatto significativo sul rischio di sviluppare o dell’aggravarsi di patologie croniche”.

“Foreste come quelle del Parco nazionale sono ormai universalmente riconosciute dal mondo scientifico come sistemi adattativi a complessità progressiva”, ha spiegato Alessandro Bottacci, direttore del Parco. “Perché una foresta possa compiutamente svolgere tutte le sue interconnesse funzioni è necessario che siano assicurati spazi e intervalli di tempo estesi, che tengano anche conto della difficoltà per l’uomo di concepire e rispettare cicli di vita enormemente più lunghi dei suoi. Il Parco nazionale, con le sue foreste di valore inestimabile, rappresenta il laboratorio ideale per la ricerca scientifica che andiamo a sviluppare con l’associazione La Grande Via”.