Pd, scoppia la protesta interna delle donne: l’attacco ai vertici

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© Gian Mattia D'Alberto/LaPresse 10-02-2012 Milano spettacolo trasmissione "L'ultima parola" nella foto: Debora Serracchiani © Gian Mattia D'Alberto/LaPresse 10-02-2012 Milan "L'ultima parola" tv show in the photo: Debora Serracchiani

Il governo Draghi è appena nato e già si levano voci di protesta per alcune scelte effettuate. Molto calda la situazione interna al Pd, dove regna l’amarezza ‘femminile’ per come sono andate le assegnazioni delle nomine dei ministri. A conti fatti, la ‘quota’ rosa andata alle dem è zero. Il tema è scottante, anche perché proprio il Pd è uno dei partiti maggiormente impegnato a promuovere i diritti delle donne.

Così non sono in poche che dall’interno alzano la voce e mettono in risalto che in quota dem, per le donne, non c’è traccia di un”investitura’ ministeriale. A raccogliere le posizioni di protesta è il Corriere della Sera che traccia un quadro dei malumori ‘rosa’ nel Pd. Il coro è unanime, eccezion fatta per quelle che “aspirano a una poltrona e non vogliono inimicarsi i capi correnti”, fa trapelare una esponente, in riferimento alle poche donne che hanno preferito non sollevare la questione.

Di contro, molte rendono pubbliche le loro perplessità.  “Non ci sono più scuse, nessuno spazio ci sarà dato per gentile concessione”, tuona Debora Serracchiani che aggiunge che non bastano nemmeno “le quote di genere come riserva indiana: la logica della stabilità interna ha vinto su quella di genere perché non abbiamo ancora preso sul serio la sfida per la leadership”.

“Lo scollamento tra ordini del giorno e scelte politiche mina la credibilità del partito. E non può bastare qualche posto da sottosegretaria”, sottolinea Laura Boldrini. Giuditta Pini, riallacciandosi al piano pensato negli ultimi mesi dal Pd, si affida al sarcasmo: “Per il women new deal c’è tempo compagne, oggi no, domani neanche, dopodomani sicuramente, lo metteremo in un odg”. Anche Livia Turco, ex ministra dem, non usa mezzi termini parlando di un “fatto gravissimo, insopportabile, frutto di una logica maschilista e correntizia”.

Durissima anche Chiara Gribaudo: “Provo delusione, stanchezza e rabbia. Non è stato un errore o una spiacevole coincidenza. È un sistema fatto di recinti tematici e incarichi di copertina per tingersi un po’ di rosa”. Altri interventi di protesta sono giunti da Lia Quartapelle, Anna Ascani e Marianna Madia.

Nel frattempo Zingaretti prova a fare il pompiere affermando che con i sottosegretari le donne avranno un ruolo di primo piano. Ma ciò non basta a placare i malumori. E non basta nemmeno quel che spiegano dal Nazareno, cioè che le scelte dei ministri sono state fatte da Palazzo Chigi e dal Quirinale.