L’attore americano annuncia tramite la famiglia lo stop alla carriera per un disturbo del linguaggio. Con la logopedia l’afasia si può curare ma ogni soggetto risponde diversamente.

L’afasia di cui soffre Bruce Willis comporta la progressiva perdita della capacità di comunicare. Si tratta di un disturbo del linguaggio – una delle funzioni più caratterizzanti dell’essere umano – causato da lesioni in particolari aree della corteccia cerebrale dell’emisfero dominante. 

Che cos’è l’afasia

L’afasia è una malattia di cui fino a qualche anno fa non si sapeva molto, ma che negli ultimi 10 anni viene riconosciuta e diagnosticata con più facilità.

In Italia ne soffrono circa 150mila persone. Si tratta di un disturbo del linguaggio che può essere caratterizzato da un’alterazione della comprensione o dell’espressione delle parole o degli equivalenti non verbali delle parole. In genere si manifesta dopo un ictus o un trauma cranico, ma può anche essere silente e manifestarsi con il tempo a seguito di qualche patologia neurodegenerativa.

Sintomi dell’afasia

Chi è affetto da afasia non riesce a comprendere ciò che gli viene detto e soprattutto fatica a mettere insieme frasi di senso compiuto. Fatica poi a leggere, scrivere e fare calcoli, cioè tutte quelle funzioni che sono strettamente collegate con il linguaggio.

Come curare l’afasia?

La diagnosi di afasia parte dall’anamnesi. Nel caso in cui compaiano improvvisamente difficoltà di parlare, ricordare le parole, leggere, scrivere o capire i discorsi è importante rivolgersi a un medico. Riscontrati i sintomi, nel caso in cui ci si trovi di fronte a un paziente affetto da una delle condizioni indicate, il rischio di essere di fronte a un caso di afasia è piuttosto alto. Per la conferma si ricorre comunque a un test del linguaggio. E all’imaging – TAC o risonanza magnetica – per individuare l’area del cervello danneggiata.

Un passaggio necessario – visto che le forme di afasia variano in base all’area cerebrale interessata – per formulare una corretta diagnosi. Il riconoscimento della causa è un passo importante anche per la terapia. Nel caso in cui sia presente un tumore che comprime l’area cerebrale del linguaggio, l’intervento chirurgico può migliorare anche l’afasia. Non esistendo una terapia medica, in generale però è la logopedia il primo passo della neuroriabilitazione.

La durata del trattamento è variabile. Il lavoro più intenso, che porta i risultati maggiori, è quello che viene svolto nell’arco dei primi 12 mesi dopo un ictus o la rottura di un aneurisma cerebrale. Dopo questo primo periodo, il lavoro si concentra principalmente su quella che può essere definita una «riabilitazione sociale». Meno legata all’ospedale, con un percorso di adattamento costante. L’entità del recupero – sempre più spesso la logopedia è accompagnata da fisioterapia e musicoterapia – può essere completa in caso di un danno lieve. Parziale in tutti gli altri casi: con una variabilità legata all’entità del danno.

Sul sito dell’A.IT.A. (Associazione Italiana Afasici) è spiegato: “La persona afasica ha bisogno di un supporto complesso, che non è solo medico, e deve venire da coloro che hanno con lui un rapporto professionale (medici, neuropsicologi, logopedisti, assistenti sociali), dalle persone che fanno parte del suo ambiente (familiari, amici, colleghi) o che a lei si dedicano per spirito di servizio (volontari).

I primi hanno il compito di prestare le cure migliori e più aggiornate, mentre gli altri debbono garantire l’aiuto necessario nella vita di tutti i giorni”. Le cause dell’afasia possono regredire grazie all’intervento medico e il disturbo del linguaggio può migliorare in seguito al trattamento riabilitativo, ma una non completa remissione del disturbo è ancora molto frequente.