Alberto Genovese, indagini agghiaccianti: nuovi dettagli sul caso

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Dopo quattro mesi di indagini, la squadra mobile della Polizia, coordinata dal pm milanese Rosaria Stagnaro e dall’aggiunto Letizia Mannella, ha unito molti tasselli del caso relativo Alberto Genovese, 43 anni e mago delle start up, arrestato lo scorso 6 novembre. Come riferisce il Corriere della Sera, dalle carte d’inchiesta emerge come l’imprenditore usasse le sue doti manageriali per curare le sue feste e le sue vacanze dove secondo l’accusa ha drogato e poi violentato selvaggiamente alcune ragazze.

Gli inquirenti guidati da Marco Calì descrivono l’agire di Genovese come un “modello operativo” assai organizzato e tutt’altro che improvvisato. Un modus operandi “seriale” con ciascuna ragazza. Secondo chi indaga Genovese aveva architettato il seguente piano, ripetuto diverse volte: le ragazze “venivano individuate e contattate” sui social o di persona dai collaboratori di Genovese, Alessandro Paghini e poi Daniele Leali (indagato per spaccio di droga), e selezionate “secondo caratteristiche fisiche costanti”. Prerogativa da cui non si poteva sfuggire nella selezione era che le donne contattate dovevano avere l’inclinazione a drogarsi.

Perché, spiega sempre il Corriere della Sera, “Alberto Genovese prediligeva circondarsi di persone” che avessero il suo stesso vizio, la droga che lui stesso provvedeva a fornire e a pagare. Ma si torni al processo di selezione delle invitate: l’ok per averle alle feste arrivava da Genovese, previa consultazione delle foto e previa conferma che fossero disponibili a drogarsi.

Sempre secondo gli inquirenti le donne di cui amava circondarsi l’imprenditore dovevano avere un altro requisito: essere giovani, ma non minorenni. Una volte iniziate le feste, Alberto Genovese invitava una di loro a farsi una striscia in camera da letto dove, quasi sempre, si finiva a fare sesso. C’era chi accettava il rapporto sessuale estremo, ma anche chi, sostiene l’accusa, si rifiutava. In questo caso sarebbe scattato lo stordimento con un tipo di droga in grado abbattere le barriere delle vittime.

I pm Mannella e Stagnaro sostengono che ci sono state volte in cui era la fidanzata di Genovese, Sarah Borruso, a portare le donne adocchiate alle feste da Alberto nella sua camera da letto. Ciò sarebbe avvenuto con un pretesto, come quello di un consiglio su un abito da mettere. Poi arrivava l’imprenditore con la droga, chiudeva la porta e prendeva avvio l’adescamento.

Javier Verastegui Melgarejo, il peruviano factotum e autista della Lamborghini di Genovese, conferma che in ogni festa l’imprenditore pagava ogni cosa: “Tutto era completamente a carico di Genovese che ha pagato a tutti ogni cosa, perfino le sigarette”.

Javier racconta che ai party ha notato “più volte dei piatti con la droga in polvere che venivano portati dentro casa da Alberto o da altri amici di Alberto come Daniele Leali”. Il factotum sostiene di non aver mai visto Genovese “aggredire una ragazza”.

Sempre dalle indagini emergono le dichiarazioni di Alessandro Paghini: “Diceva che una donna dopo i 24 anni è vecchia. Quindi le ragazze dovevano essere giovani, sempre che avessero almeno 18 anni, e che fossero disponibili ad usare sostanze stupefacenti. È successo anche che io gli abbia inviato delle foto perché preferiva vederle”.

E ancora: “Cercavo di essere sicuro che non fossero completamente lontane dall’uso delle droghe, perché sapevo che per Alberto era una caratteristica importante”. Con loro, infatti, si chiudeva “in stanza anche per due o tre giorni e alternava sempre droga e sesso, droga e sesso. Alberto ha sempre sostenuto che tutti dovevano fare lo stesso uso di droga che faceva lui. Dovevano raggiungere il suo stesso stato. Lui a volte non usciva dalla stanza finché noi non eravamo già alterati dalle droghe e molto vicini al suo stato. E così immagino facesse anche con le ragazze”.

Secondo Paghini Genovese era un uomo “malato nella testa”, che vive “una situazione malata”, scrive in un messaggio. La polizia e la procura di Milano continuano a indagare, convinte che almeno sei ragazze siano state ferocemente violentate dall’imprenditore.