Primavera, tempo di allergie. Bella per molti, la stagione che è alle porte non è tale per chi è ipersensibile ai pollini. Un fronte costituito da quasi dieci milioni di italiani, da anni abituati a convivere con sintomi più accentuati e duraturi. Al di là della pianta che è causa del problema, infatti, oggi l’impollinazione è un processo più lungo e intenso.

La causa è da ricercare (anche) nell’aumento delle temperature durante l’inverno. Quanto meno è rigido il periodo compreso tra dicembre e marzo, tanto più accentuate sono le allergie di primavera. Una (ulteriore) dimostrazione di quanto il cambiamento climatico in atto abbia ripercussioni dirette sulla salute.

Il cambiamento climatico fa cerscere i casi di allergia

Sono sempre di più gli studi che ipotizzano che la causa di questo trend possa risiedere (anche, ma non solo) nel riscaldamento del Pianeta, come effetto del crescente inquinamento atmosferico.

Nei luoghi in cui la qualità dell’aria è peggiore, d’altra parte, i numeri delle allergie sono più elevati. Le conseguenze sono dirette e indirette. Spiega Senna, che presiede la Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica (Siaaic): «Più alte sono le temperature, maggiore è la quantità di ozono che si sviluppa nell’aria. Parliamo di una molecola non allergizzante, ma che è in grado di irritare l’apparato respiratorio.

E, dunque, di accentuare i sintomi respiratori di un’allergia primaverile». A partire dall’asma, rilevabile in quasi il 40 per cento delle persone che ne soffrono: da sola o associata alle altre manifestazioni (starnuti, ostruzione nasale, prurito, lacrimazione, congiuntiva arrossata e gonfia). A ciò occorre aggiungere che l’inquinamento veicolare – soprattutto da motori diesel, il problema è crescente soprattutto nelle aree a maggior tasso di urbanizzazione – rende i pollini più allergizzanti.

Attenzione va posta anche alla pulizia degli ambienti, visto che 2 italiani su 10 soffrono di allergie agli acari della polvere.

Per questo motivo è necessario arieggiare gli ambienti aprendo spesso le finestre e pulire accuratamente la casa (soprattutto letti, divani, moquette e tappeti).

allergie ai pollini, un aiuto anche dalle mascherine

L’utilizzo delle mascherine permetterà di essere più protetti dal contagio da covid. Ma non solo. Visto l’«effetto-barriera», l’uso di questi dispositivi (a partire dalle mascherine chirurgiche) può aiutare a evitare che gli allergeni, di dimensioni maggiori a quelle di un virus, possano raggiungere le vie aeree.

L’evidenza – seppur ancora in maniera aneddotica – è stata confermata al termine del lockdown dello scorso anno. La comunità degli allergologi è concorde nell’affermare che i pazienti, complici le restrizioni dovute alla pandemia, hanno vissuto la scorsa primavera accusando molti meno sintomi legati alle rispettive allergie.

Detto ciò, quando non è possibile evitare il contatto con l’allergene, è comunque importante rispettare (al di là della mascherina) la terapia indicata dal proprio medico, con l’assunzione quotidiana (indipendentemente dai sintomi) di farmaci in grado di alleviare i sintomi (antistaminici cortisonici). Quando questi non bastano, si può ricorrere all’immunoterapia desensibilizzante per spegnere la reazione anomala alla base dei sintomi allergici.