Gli antichi Greci conoscevano l’Amaranto, infatti etimologicamente il suo nome deriva dal greco amarantos che letteralmente significa “che non appassisce”. Per le antiche popolazioni dell’America centrale, l’amaranto era, con il mais e la quinoa, l’alimento fondamentale per Aztechi ed Incas.

Un cibo utilizzato sin da tempi antichissimi anche se, per molti anni, è stato pressochè dimenticato. ha iniziato a tornare alla ribalta intorno agli anni Sessanta negli Stati Uniti, ed oggi viene coltivato in tutto il mondo. Ricchissimo di nutrienti, le sue proprietà sono ancora poco conosciute in alcuni Paesi, tra cui l’Italia. Viene utilizzato più ornamentale che non nell’alimentazione e a torto.

Proprietà benefiche

L’amaranto è una pianta dalla particolare composizione, che ti offre una serie di benefici importanti per il tuo benessere fisico e psicologico. In particolare:

Grazie alle sue proteine nobili, è importantissimo per chi segue una dieta vegetariana. Le sue proteine, infatti, contengono 8 aminoacidi essenziali, quelli che il nostro corpo non riesce a sintetizzare da solo ma deve assumere con l’alimentazione. Le proteine nobili, o ad alto valore biologico, sono fondamentali per la corretta costruzione delle tue cellule.

Aiuta l’intestino a funzionare meglio. Grazie alla buona quantità di fibre ti aiuta a ritrovare la tua naturale regolarità, prevenendo così le malattie del colon e dell’intestino. Inoltre, ti aiuta a saziarti più a lungo, evitando gli attacchi di fame improvvisi.

Aiuta il cuore a mantenersi in salute. L’amaranto è ricco di fitosteroli, molecole che hanno la capacità di abbassare i livelli di colesterolo LDL, quello “cattivo”, e dei  trigliceridi nel sangue. Questo ti permette di avere una sorta di schermo contro le malattie cardiovascolari.

Privo di glutine. L’amaranto è gluten free e può essere consumato dai celiaci, fornendo, al pari dei cereali che contengono glutine, un adeguato apporto di carboidrati complessi. È adatto anche all’alimentazione degli anziani e può essere inserito nella dieta del bambino sin dalle prime fasi dello svezzamento.

Contrasta il diabete. L’amaranto ha un basso indice glicemico rispetto ai cereali: coloro che sono affetti da diabete possono consumarlo senza problemi. Inoltre, il contenuto di fibre contribuisce a ridurre ulteriormente l’assorbimento degli zuccheri.

Previene l’anemia. Grazie alla buona quantità di ferro che contiene, l’amaranto aiuta tutti quei soggetti a rischio anemia. Per ottimizzare l’assorbimento del ferro è fondamentale abbinarlo ad alimenti ricchi di vitamina C come limoni, arance, kiwi, frutti rossi, ma anche le crucifere, come cavoli e broccoli.

La ricchezza di proteine di alta qualità ed è un valido alleato per chi decide di seguire un regime alimentare privo di carne e di derivati animali (vegetariani e vegani in prima linea).

Contiene un tasso elevatissimo di lisina e garantisce un ottimo apporto di ferro, calcio, fosforo e magnesio. Sono inoltre presenti, vitamine dei gruppi B e C, acido aspartico, arginina, serina, alanina e acido glutammico. L’amaranto è definito pseudo cereale e rappresenta una valida alternativa ai cereali.

Amaranto: come utilizzarlo in cucina

• Prima d’essere cucinato, l’amaranto deve essere ben lavato sotto acqua corrente, disponendolo in un colino a trama fitta. Poi si lessa per 30 minuti (in questo modo si annulla l’azione dell’acido ossalico) in tre volte il suo peso in acqua (100g di amaranto per 300ml di acqua) con l’aggiunta di un pizzico di sale marino integrale. Trascorso il tempo indicato, lo si toglie dal fuoco lasciandolo riposare per 10 minuti a recipiente coperto. Si può quindi condire con un mix di verdure a julienne saltate in padella con un filo d’olio, oppure utilizzare per farcire zucchine, pomodori o mescolare a uova e parmigiano, versarlo in teglia, livellarlo e cuocerlo a mo’ di torta salata.

Ottimo anche in zuppe e minestre, in insalata con legumi, verdure e condito con olio e succo di limone (che migliorerà l’assorbimento del ferro presente nei chicchi), per realizzare hamburger vegetali, torte dolci e biscotti (sia i chicchi cotti sia la farina).

• Una volta cotto, se non lo si consuma subito, l’amaranto si può conservare per non più di 3 giorni in un contenitore per alimenti da riporre in frigo.

• L’amaranto si può mangiare anche leggermente tostato, ma in questo caso potrebbe dare problemi in presenza di diverticoli e predisposizione a calcoli renali da ossalati. Per tostarlo, se ne versa un cucchiaio per volta in una padella antiaderente ben calda, a recipiente coperto; si scuote quindi il recipiente spesso, alzandolo dalla fiamma per non far bruciare i chicchi; l’amaranto inizierà a scoppiettare come il pop-corn, quando non scoppietta più è tostato. Una volta tostato, può essere mangiato così com’è, oppure aggiunto a insalate, verdure, zuppe e minestre di verdure e legumi, latte o yogurt, creme dolci o salate.

• Una porzione va dai 30 ai 60g, peso a crudo.

Controindicazioni

L’amaranto può essere mangiato da chiunque: non esistono particolari controindicazioni legate al suo consumo, tranne nei casi di intolleranza a una delle sue componenti.

In ogni caso, un suo abuso è sconsigliato a coloro che soffrono di patologie renali, artrite reumatoide o gotta: questo a causa di discrete quantità di acido ossalico, che può anche rallentare l’assorbimento di minerali come zinco e calcio.

Dato il suo notevole contenuto proteico, non andrebbe consumato assieme ad alimenti particolarmente proteici come carne, uova, latte e suoi derivati.