Arrivano nuovi riscontri in merito alla possibilità di preservare i capelli delle donne con tumore al senosottoposte a chemioterapia. L’opportunità giunge dall’utilizzo di un «casco» refrigerante, il cui utilizzo s’è diffuso anche in nove centri italiani negli ultimi anni. Due nuove ricerche, entrambe pubblicate sul Journal of the American Medical Association, confermano la buona risposta da parte delle pazienti, con una perdita dei capelli in alcuni casi dimezzata rispetto a quella registrata nelle pazienti sottoposte alla chemioterapia, senza l’utilizzo del «casco».

Entrambi i riscontri giungono dagli Stati Uniti, dove fino al 2015 l’utilizzo del «casco» non era stato regolamentato dalla Food and Drug Administration (Fda), l’ente che dà l’ok alla messa in commercio di nuovi farmaci e dispositivi medici. L’ok è giunto l’8 dicembre di due anni fa e uno dei due studi riporta proprio i risultati che hanno portato alla validazione da parte della Fda. Le ricerche, che hanno goduto anche del finanziamento da parte delle aziende produttrici (Paxman Scalp Cooling e Dignitana), avevano il medesimo obiettivo: confrontare la perdita di capelli registrata nelle pazienti sottoposte alla chemioterapia, con e senza il «casco».

Nonostante alcune differenze nella terapia somministrata, nei tempi di trattamento con il dispositivo e nello strumento di valutazione dell’alopecia, i risultati sono risultati pressoché analoghi. Il «casco» s’è confermato un valido antidoto alla perdita dei capelli, grazie alla capacità di raffreddare il cuoio capelluto e di restringere i piccoli vasi sanguigni che lo irrorano. In questo modo la quantità di farmaco che lo raggiunge si riduce. E di conseguenza i suoi effetti collaterali: tra cui il danno alle cellule in divisione nei follicoli piliferi. In entrambi i casi tutte le pazienti del gruppo di studio lo avevano indossato per i trenta minuti precedenti la somministrazione della terapia, durante la stessa per almeno un’ora e mezza successiva. Durata massima del trattamento: tre mesi.

Il casco anticaduta è stato fabbricato in Inghilterra e consiste in un apparecchio collegato a due cuffie che, tramite raffreddamento del cuoio capelluto, preverranno l’alopecia. In Italia ci sono 70 dispositivi già in uso. Considerata la crescente diffusione di terapie sempre più mirate e personalizzate, la prevenzione e il supporto al paziente rappresentano oggi sia per l’oncologia pratese che per la Fondazione Pitigliani, un obiettivo importante.

L’ Azienda USL Toscana Centro, in linea con gli indirizzi del Dipartimento Oncologico, ha già attivato dal 5 ottobre 2018 i primi due macchinari con 4 caschi presso l’Ospedale S.M. Annunziata, afferente alla Oncologia Medica di Firenze. A breve sarà attivo un macchinario anche presso l’Oncologia Medica di Empoli grazie alla donazione dell’Associazione Astro e l’attivazione di analogo macchinario sarà ugualmente promossa presso l’Oncologia medica di Pistoia-Pescia.