Viviamo nell’epoca dei selfie, degli autoscatti sempre e ovunque, dal cibo fotografato e poi postato sui social, delle vacanze che diventano la “scusa” solo per accrescere il proprio album di foto virtuale o il numero dei followers da conquistarsi attraverso gli hashtag giusti.

C’è però chi proprio non riesce a capire dove stia il limite, sia del buon gusto che, soprattutto, del pericolo. E se i selfie nei luoghi in cui si è consumato il genocidio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, o la strage di Chernobyl, scandalizzano perché ci spingono a domandarci come sia possibile non capire l’orrendo spregio che si fa a una tragedia di tali proporzioni, c’è chi per un autoscatto è disposto persino a rischiare la propria vita. Talvolta perdendola, come è accaduto nel caso di un’imbarcazione sovraccarica si è capovolta mentre solcava le acque di un bacino idrico dell’isola di Giava, in Indonesia.

Il bilancio provvisorio è di sette morti e 11 persone tratte in salvo, ma le squadre di soccorso sono alla ricerca di due dispersi. La dinamica dell’incidente è stata chiarita dalla polizia indonesiana: la barca si è rovesciata quando tutti i suoi occupanti si sono concentrati su un lato, per scattare un selfie di gruppo.

“Le 20 persone hanno scattato un selfie sul lato destro, poi la barca ha perso l’equilibrio e si è ribaltata” ha dichiarato Ahmad Lufti, capo della polizia di Giava. È stata aperta un’inchiesta per determinare se ci sia stata negligenza da parte degli organizzatori del giro in barca. Lufti ha aggiunto che al timone c’era un ragazzino di 13 anni. Si tratta purtroppo dell’ennesimo incidente nautico con esito tragico in questo 2021, in Indonesia.