Burioni e la variante indiana: ecco cosa ha detto

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Burioni e la variante indiana. “Dobbiamo aiutare gli indiani perché il mondo dei virus non conosce frontiere – ha spiegato – e aiutare i Paesi meno fortunati significa anche fare il nostro interesse perché finché non sarà spartito il virus non potremo stare tranquilli”.

Il virologo ha quindi spiegato nel dettaglio la variante: “Era già apparsa in ottobre dell’anno scorso, è chiamata ‘doppio mutante’ come se avesse due mutazioni. Le più importanti sono ‘E484Q‘ e ‘L452R‘, anche se ne ha altre 11″.

La E484Q “sembra essere associata dalla possibilità di evadere entro certi limiti il sistema immunitario, ma per fortuna è presente in altre varianti che vengono poi bloccate dai vaccini“, ha detto Burioni.

“La L452R – ha proseguito – era già stata trovata nella variante californiana e sembra essere associata a una maggiore trasmissibilità”.

La variante indiana è più pericolosa delle altre? “Non sembrano esserci particolari motivi d’allarme da questa variante – ha sottolineato Burioni – che va comunque studiata approfonditamente. Da cosa può dipendere quindi quello che sta succedendo in India? L’India è stata superficiale nel gestire l’emergenza coronavirus: le misure prese sono state molto timide, a un certo punto il governo ha consigliato di proteggersi con l’omeopatia. Sono state consentite manifestazioni sportive aperte al pubblico, quasi interamente senza mascherina, così come ricorrenze religiose che hanno portato milioni di persone negli stessi posti, in condizioni igieniche precarie”.