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Scoperto in Veneto un caso di Candida Auris, i cui sintomi e rischi non sono da sottovalutare. Il “fungo killer”, come viene chiamato in gergo, ha colpito un paziente di Venezia che per lavoro opera all’estero. Il ricovero dell’uomo, che è si trova in isolamento, ha subito fatto scattare un protocollo sanitario rigidissimo all’ospedale dell’Angelo di Mestre.

Candida Auris, la mortalità varia dal 30 al 70 per cento

Il direttore sanitario dell’Usl 3 Giovanni Carretta, in merito alla questione, ha dichiarato: “Ci risulta che sia la prima volta che venga isolato in Veneto”. La persona che sta combattendo contro la pericolosa micosi aveva subìto un’operazione chirurgica per altre gravi patologie in un ospedale straniero.

Ed è proprio nella struttura sanitaria straniera che l’uomo potrebbe aver contratto l’infezione che è tipica degli ambienti ospedalieri.

Grave il paziente colpito dall’infezione

Il paziente ora versa in gravi condizioni e, come confermato dal direttore della Microbiologia dell’Angelo Claudio Scarparo, “in quell’ospedale ci sarebbe un focolaio di Candida Auris”. Una situazione da monitorare da vicino visto che, in assenza di una terapia puntuale e adeguata, Candida auris può portare alla morte o innescare infezioni assai severe soprattutto nei soggetti pluripatologici. “La mortalità varia dal 30 al 70%”, ha ricordato Scarparo.

“Fungo killer”, come si diffonde

Il 90% dei ceppi di Candida Auris resiste ad almeno una delle tre classi di antifungini disponibili. Si tratta di un fungo che può colonizzare la cute delle persone e contaminare superfici e ambiente. Inoltre è difficile da eradicare perché è resistente agli antisettici comuni. In Liguria ci hanno messo due anni per liberarsene.

Il fungo fu scoperto nel 2009 in Giappone e all’Angelo di Mestre sono state adottate tutte le misure per evitare la sua diffusione con test a tappeto. La Candida Auris tende a colpire soggetti deboli e immunodepressi, in particolare si diffonde nell’ambiente ospedaliero in quanto trova terreno fertile tra i pazienti, più vulnerabili per via di cateteri, flebo e altre possibili porte d’ingresso per l’agente infettivo.

Il fungo è molto aggressivo, lo è talmente tanto tanto che per gli immunodepressi la patologia ha esito mortale nella stragrande maggioranza dei casi.