Protegge le ossa e il sistema nervoso: è la vitamina D, un pro-ormone (sostanza inattiva che può essere trasformata in ormone dal nostro corpo) la cui funzione principale è permettere l’assorbimento del calcio da parte dell’intestino.

Vitamina D, una carenza è pericolosa

Bassi livelli di vitamina D nel sangue provocano ipomineralizzazione e decalcificazioneossea, con conseguente rachitismo nei bambini e due patologie metaboliche dell’osso riducono la massa ossea: osteoporosi e osteomalacia indebolimento delle ossa) negli adulti.

La carenza di vitamina D colpisce soprattutto le persone che non si espongono abbastanza ai raggi solari, come le popolazioni dei Paesi nordici dove il sole è spesso solo una parvenza. Ma possono soffrirne anche i bambini che non giocano abbastanza all’aperto o gli adulti che svolgono tutte le loro attività al chiuso.

Senza contare le donne in menopausa, che sintetizzano meno vitamina D, e gli anziani che tendono ad uscire di rado.

Oppure se si hanno patologie intestinali (come il morbo di Crohn e la celiachia), insufficienza renale o che fanno uso di farmaci come barbiturici, anticonvulsivanti e idantoina. Infine, un deficit grave e persistente di vitamina D può essere all’origine di malattie autoimmuni, patologie cardiovascolari e stati depressivi.

Vitamina D e rischio di morte prematura

In una metanalisi, pubblicata sulla rivista The American Journal of Clinical Nutrition, sono stati valutati i risultati di 14 studi di coorte prospettici per un totale di oltre 62 mila partecipanti ed è emerso che esiste un’associazione tra livelli di vitamina D – 25(OH)D e mortalità.

Infatti il rischio relativo di mortalità si riduce all’aumentare dei livelli ematici di 25(OH)D e la concentrazione ottimale di tale sostanza è stata stimata tra 75 e 87,5 nmol/L – oltre questo valore non è emersa una ulteriore riduzione del rischio di mortalità.

Chi ha bisogno di integrarla

Scelte alimentari troppo proibitorie, che escludono fonti ricche di vitamina D, impegni lavorativi che costringono a stare sempre al chiuso e anche l’età che avanza, possono talvolta rendere utile un’integrazione di vitamina D.

Esistono varie tipologie di integratori per colmare eventuali carenze di questa vitamina: fiale o gocce oppure in pastiglie. In molti la troviamo abbinata al calcio per contrastare l’osteoporosi. In ogni caso è raccomandato chiedere il parere del medico prima dell’assunzione e non superare le dosi indicate.

Carenza di vitamina D: gli alimenti che la contengono

Oltre a una maggiore esposizione alla luce naturale, buone fonti alimentari per chi è carente di vitamina D sono il pesce e gli oli che contiene, (soprattutto il salmone, il pesce spada, la sogliola, l’anguilla, la carpa, il dentice, lo sgombro, la trota, le sardine, il tonno, il pesce persico e lo storione).

Tra gli alimenti ricchi di vitamina D ci sono anche le uova, soprattutto il tuorlo, il latte, il fegato e i grassi animali, i cereali tipo corn flakes, i funghi secchi, il latte di soia e di riso. Integratori di vitamina D sono inoltre facilmente reperibili in farmacia ed erboristeria e vanno dosati con l’aiuto di un medico.