Il cancro del colon-retto (CRC) rappresenta una delle più frequenti forme tumorali nelle società ad alto reddito come la nostra.

Secondo i dati AIOM-AIRTUM (Associazione Italiana di Oncologia Medica-Associazione Italiana Registri Tumori), in Italia nel 2020 le nuove diagnosi di cancro del colon-retto sono state circa 43.700.

La neoplasia colo-rettale rappresenta il terzo tumore più diffuso negli uomini e il secondo tra le donne in tutto il mondo. La sua eziologia è multifattoriale: sono coinvolti sia fattori genetici sia ambientali.

Esistono prove che confermano come alcuni stili di vita modificabili giochino un ruolo significativo nell’insorgenza e nella progressione della malattia. Tra questi sono noti l’eccesso di grasso corporeo (sovrappeso e obesità), un’alimentazione non equilibrata, l’abitudine al fumo, la scarsa attività fisica e la sedentarietà.

Fra gli alimenti, uno dei rischi più importanti è il consumo di carni rosse e conservate, non solo bovine, ma anche suine e ovine. In particolare le carni conservate (come i salumi) contengono sostanze (nitriti e nitrati) che nell’intestino possono dare luogo alla formazione di composti cancerogeni, le nitrosammine. Inoltre, è probabile che giochi un ruolo anche il loro contenuto di ferro, che presiede alla formazione delle nitrosammine.

Carne rossa: conta anche la cottura

Per ulteriore chiarezza, occorre precisare che nessuna delle parti citate raccomanda l’eliminazione di questi alimenti nella dieta. Si fa piuttosto riferimento a una limitazione dei consumi: massimo tre porzioni a settimana (una porzione corrisponde a 100 grammi) per le carni rosse e quantità minime di carni lavorate (50 grammi). Anche la cottura però gioca un ruolo importante nel determinare i rischi per la salute legati al consumo di carne.

Grigliate, barbecue e altre modalità che espongono i cibi a temperature elevate generano la produzione di composti chimici che aumentano il rischio oncologico come le amine eterocicliche e gli idrocarburi policiclici aromatici. Meglio quindi optare per metodi di cottura più sani, come per esempio al vapore o al forno. E, in ogni caso, abbinare un contorno a base di verdure alla carne. In questo modo le fibre contribuiranno a limitare l’assorbimento di sostanze nocive nel tratto digerente.

Il consumo di latte e latticini

Anche per quanto riguarda il consumo di latte e latticini ci viene incontro con qualche risposta una review sistematica e metanalisi di studi osservazionali sull’argomento. È emersa una correlazione inversa solida tra un maggior consumo di prodotti caseari e latte intero e il rischio di sviluppare CRC in tutte le varie localizzazioni. Anche il latte a basso contenuto di grassi ha mostrato di offrire un beneficio, limitato però al colon, mentre è stata osservata anche un’associazione inversa con il consumo di formaggio, specialmente per quanto riguarda il tumore del colon prossimale.

Non è stato rilevato alcun effetto sfavorevole legato al consumo di tutti i prodotti caseari indagati, compresi quelli a base di latte intero. Secondo gli autori è quindi ragionevole affermare che il consumo di latticini, come formaggi e latte sia interi e sia a ridotto contenuto di grassi, possa essere correlato a un minore rischio di sviluppare CRC.