La richiesta di prodotti gluten free si sta espandendo a livello globale, andando oltre a quella che è la reale esigenza.

Ci si aspetta che un preparato ideato con una particolare attenzione alla salute di un consumatore, come il celiaco, sia curato anche sotto il profilo nutrizionale. In realtà, non bisogna farsi prendere da questo falso senso di sicurezza.

Il glutine nella dieta di chi non è celiaco non è dannoso

I prodotti gluten free sono nati per andare incontro alle esigenze di chi ha ricevuto un riscontro clinico di celiachia, un’intolleranza permanente ad una frazione proteica del glutine.

Quest’ultimo si trova in alcuni cereali, come frumento, orzo, segale e farro e per questi soggetti la sua esclusione dalla dieta è, al momento, l’unica terapia disponibile.

Continua a dilagare la convinzione che i prodotti senza glutine aiutino a star meglio e a controllare il peso corporeo. In realtà, tutti i cereali e i derivati, pane e pasta, soprattutto integrali, andrebbero consumati quotidianamente e nelle giuste quantità.

Nel contesto di una dieta equilibrata e di un corretto stile di vita e, grazie al loro elevato potere saziante, sarebbero indicati anche nelle diete ipocaloriche e dimagranti.

Il pane, i prodotti da forno e gli snack gluten free contengono spesso molti grassi saturi, derivati dall’aggiunta di olio di palma, zuccheri, sale e sono carenti di fibra.

Il consumo eccessivo e continuativo di snack dolci e salati sia gluten free che con glutine potrebbe favorire l’incremento del peso corporeo e aumentare il rischio di malattie croniche.

Tra i celiaci, che basano la loro alimentazione quotidiana su prodotti confezionati senza glutine, per supplire alla carenza di fibra, bisognerebbe incoraggiare il consumo di cereali naturalmente privi di glutine e integrare la dieta con legumi, verdura, frutta secca e frutta fresca.

I cereali senza glutine più commercializzati sono riso, mais, quinoa e grano saraceno e tutti, non soltanto i celiaci, dovrebbero consumarli, privilegiandone la versione integrale.

Ridurre il glutine fa bene a tutti

Per una corretta valutazione di celiachia, intolleranza o allergia al glutine, evitare l’autodiagnosi, ma rivolgersi a un medico e sottoporsi a esami specifici.

Un eccessivo consumo di glutine fa male a chiunque, perché nello stomaco il glutine diventa come una palla di chewing-gum e provoca disturbi di varia natura.

Oltre a sintomi fisici, quali il classico gonfiore allo stomaco, problemi gastrici, reflusso, difficoltà digestive, nausea, gas intestinali, accumulo addominale, variazioni di peso, intestino irritabile, diarrea, stitichezza, ritenzione idrica, eruzioni cutanee etc.

Si possono avere anche cefalea, ansia, irritazione, nervosismo, depressione, sindrome premestruale, disturbi del sonno e stanchezza cronica. Fare attenzione ai prodotti che contengono glutine, soprattutto in caso di malattie (anche neurologiche e autoimmuni) o in periodi particolarmente stressanti, poiché aumenta l’infiammazione. Mangiare senza glutine fa bene a tutti, quindi, non solo a celiaci o a chi è intollerante, va bene anche per disintossicare l’organismo.

Evitare il glutine per almeno tre giorni a rotazione è un’ottima abitudine, ma in generale è bene evitare di consumarlo tutti i giorni. Infatti, frumento e cereali che contengono glutine creano una sorta di dipendenza. Quindi, ridurre anche il consumo di birra e altri prodotti a base di frumento.

Attenzione però a scegliere gli alimenti giusti. I prodotti industriali destinati ai celiaci, per esempio, non sono così salutari, infatti sono un miscuglio di farine raffinate diverse. Oltre a contenere molti conservanti e addensanti chimici, poi, presentano un elevato indice glicemico e alto contenuto calorico, per la presenza di grassi e zuccheri.

Alimenti confezionati che seguono più le logiche del marketing che quello di preservare la salute degli individui. Meglio scegliere allora materie prime non troppo lavorate.