Dopo i vegetariani, i vegani e i flexitariani, ecco una nuova categoria di persone particolarmente attente alle scelte alimentari: i climatariani.

Il termine in realtà non è così nuovo: compare per la prima volta in un articolo del 2015 del New York Times come una delle parole più importanti dell’anno legate al mondo food e, forse per la sempre maggiore sensibilità verso l’impatto ambientale del settore alimentare, sta tornando particolarmente in voga in questo periodo,

Ma cosa significa essere climatariani? Climatariano è colui che tramite le scelte alimentari intende invertire il cambiamento climatico. Questo significa, ad esempio, mangiare prodotti locali (per ridurre il costo dei trasporti), limitare e possibilmente evitare il consumo di carne (specialmente carne rossa) e utilizzare tutte le parti del prodotto riducendo gli sprechi alimentari.

Ma cosa mangiano i climatariani?
La prima legge del codice del climatariano è l’eliminazione della carne rossa, il cui processo produttivo ha effetti devastanti sia in termini di emissioni di gas serra sia in termini di consumo di risorse naturali.

La carne bianca è meno problematica da questo punto di vista ma andrebbe comunque limitata, così come il pesce. Altri alimenti di origine animale quali uova e latticini sono concessi, ma ci sono delle importanti regole da rispettare: devono provenire da allevamenti all’aperto, dove gli animali vengono trattati secondo certi standard e nutriti in modo naturale.

La dieta si basa quindi su grandi quantità di frutta, verdura, legumi e cereali, prediligendo sempre prodotti a km 0 da filiera controllata e biologici, ed evitando dove possibile packaging in plastica.

Un altro pilastro dei climatariani è la lotta allo spreco alimentare: si evitano quindi grandi scorte di prodotti deteriorabili, e si cerca di riutilizzare in tutti i modi gli avanzi, sfruttando, ad esempio, le bucce di frutta e di verdura.

Cambiare la nostra dieta è la chance migliore per vincere la lotta contro il cambiamento climatico

I dati relativi all’impatto ambientale dei prodotti alimentari fanno riflettere molto sull’importanza di scegliere consapevolmente quello che finisce sulle nostre tavole:

  1. Le emissioni di gas serra derivanti dalla produzione agricola sono aumentate del 14% dal 2000 e potrebbero aumentare del 58% entro il 2050 (1)
  2. L’industria della carne è responsabile del 18% delle emissioni di gas serra a livello mondiale, più dell’intera industria dei trasporti (2)
  3. Secondo l’ultimo report dell’ONU ogni anno nel mondo vengano sprecate 931 milioni di tonnellate di cibo, equivalenti al 17% di tutto quello prodotto (

Al di là del definirsi climatariani o meno, un alimentazione più sostenibile può davvero fare la differenza. A confermarlo è anche l’IPCC (intergovernmental panel on climate change), il braccio scientifico dell’ONU che si occupa dei cambiamenti climatici. Secondo l’ultimo report, l’adozione su scala mondiale di una dieta più sostenibile, prevalentemente plant-based, combinata con una riduzione degli sprechi, è il modo più veloce ed efficace per mitigare gli effetti del cambiamento climatico. 
 

Bisogna entrare nell’ottica che ogni nostra scelta ha un impatto sull’ambiente. Se davvero siamo quello che mangiamo, abbiamo l’opportunità di essere la generazione di coloro che hanno scelto di salvare il pianeta, a cominciare dalla tavola