Studi recenti hanno collegato l’assunzione abituale di poca acqua con un aumento del rischio futuro di eventi cardiovascolari avversi.

Due litri d’acqua al giorno basterebbero per aiutare a proteggere il cuore; lo sostiene la ricerca presentata al congresso della European Society of Cardiology, condotta da un’equipe del National Heart, Lung, and Blood Institute di Bethesda.

L’obiettivo prefissato dall’esperimento era quello di misurare se le abitudini d’idratazione potessero diventare fattore predittivo per lo sviluppo d’insufficienza cardiaca sul lungo periodo.

L’analisi si è concentrata sulla correlazione tra l’idratazione e l’ispessimento delle pareti della camera di pompaggio principale del cuore. Durante l’esperimento sono state valutate le concentrazioni di sodio nel sangue in oltre 15mila persone, in un arco di tempo lungo 25 anni.

Tali concentrazioni rappresentano un ottimo misuratore del livello di idratazione di una persona, in quanto meno beviamo più il sodio è alto.

Stando allo studio, una maggiore concentrazione di sodio nella mezza età sarebbe associata all’insufficienza cardiaca e all’idratazione, a 25 anni di distanza. Risultati confermati anche dopo aver preso in considerazione altri fattori di rischio come età, ipertensione, livelli elevati di colesterolo e glicemia e fumo.

I rischi di bere poca acqua

In generale, “l’ipoidratazione, definita come uno stato di scarsa acqua corporea, aumenta la sensazione di sete e può compromette le prestazioni mentali e fisiche, ma nuovi studi suggeriscono che può anche avere effetti deleteri sulla salute cardiovascolare. Questo è allarmante perché la malattia cardiovascolare è la principale causa di morte negli Stati Uniti.

Perché una corretta idratazione è importante con l’aumentare dell’età

Quando parliamo di anziani vale la pena ricordare che essi sono meno propensi a bere e meno sensibili allo stimolo della sete. In più, in questa fase della vita, risulta maggiormente complicato valutare lo stato d’idratazione: i campanelli d’allarme che avvisano che si sta bevendo troppo poco sono infatti più difficili da riconoscere.

Secchezza delle mucose, scarso turgore della pelle, costipazione, sonnolenza, letargia e alterate capacità mnemoniche, sono sintomi molto generici e per loro natura frequenti nella terza età. Diventa quindi fondamentale prestare attenzione alla quantità di acqua che si assume ogni giorno, quantità che può variare tra l’1,5 e 2 litri.

Una strategia semplice ed efficace, per controllare la corretta assunzione delle suddette quantità, può essere quella di bere da una stessa bottiglia, che deve essere svuotata prima di sera.