Nessuno scontro tra Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, nessuna frattura, solo un lavoro corale. Nel day after dell’estenuante trattativa sulla riforma Cartabia i vertici del M5S serrano le fila di un Movimento dove il rischio spaccatura è sempre dietro l’angolo. Prima la smentita dello staff del titolare degli Esteri e poi una nota del Movimento sottolineano come i Cinque Stelle siano più uniti che mai. Anzi nella nota – definita “ufficiale” per dare il senso della distanza da spifferi e bisbigli – i vertici invitano la stampa a non trasformare eventuali “spunti di singoli” in “fonti parlamentari”. Ed è un invito, forse, rivolto anche all’interno di un Movimento che spesso si è trincerato dietro lo schermo delle “fonti”.

La strategia di Conte ha anche l’obiettivo di tenere unito un M5S uscito da lunghi mesi di mutismo sui principali dossier governativi. E’ un Movimento che, nella sua gran parte, continua a non digerire il governo Draghi. E da qui ai prossimi mesi, non lo nasconderà. “Il Movimento si ritrova più forte, più unito, in piena sintonia. E proprio per questo farà sentire più forte la propria voce”, si legge nella nota

Oggi e domani, poi, per Conte ci sarà la prima sfida concreta, il voto della Rete sullo Statuto. Difficile che i sì superino il quorum (maggioranza degli aventi diritto al voto) già al primo turno ma, se così fosse, per l’ex premier sarebbe il successo. Poi, al ritorno dalle vacanze ci sarà il voto su Conte presidente.

Nel frattempo il leader in pectore dovrà comporre il delicatissimo organigramma di partito. In tanti, nel Movimento, scommettono che due dei tre membri del Comitato di Garanzia siano Di Maio e Roberto Fico. Per le vicepresidenze in corsa sono in diversi: da Lucia Azzolina a Chiara Appendino, da Stefano Buffagni alla stessa Virginia Raggi. Siamo nel mero campo delle ipotesi. La settimana prossima, invece, Conte completerà il suo tour tra le commissioni. E con quella Affari Costituzionali affronterà un tema che, dal prossimo autunno, potrebbe tornare d’attualità: la legge elettorale, con la gran parte del M5S che, almeno fino a qualche settimana fa, si è fatta portavoce del proporzionale.

Sul ddl Cartabia, le defezioni si preannunciano poche. In due interviste differenti, Alfonso Bonafede e Giulia Sarti, tra i più barricaderi, di fatto approvano l’intesa. Qualche assenza “sospetta” è messa nel conto, ma per ora non c’è allarme. “Non è certo il testo che immaginavamo all’inizio ma abbiamo fatto il possibile per migliorarlo e ci siamo riusciti grazie alla determinazione e all’unità di intenti”, spiega Sergio Battelli. “Ora siamo più uniti”, gli fa eco Eugenio Saitta.