Fare doomscrolling significa cercare compulsivamente cattive notizie online: un’abitudine che si è accentuata con la pandemia.

Con il termine doomscrolling, un neologismo inglese che è entrato a far pare dell’Oxford Dictionary soltanto nel 2020, si descrive la tendenza a cercare in maniera ossessiva e costante cattive notizie sul web e sui social in particolare.

Scrolling, infatti, significa scrollare ed è quello che fanno tutti quando hanno nelle mani il proprio smartphone, tablet o computer. Dooms, invece, sono le sventure che purtroppo succedono ogni giorno nel mondo.

Che cos’è e da cosa nasce

Si tratta di una pratica presente da quando i social network sono diventati onnipresenti nella vita di tutti, ma soprattutto dall’inizio della pandemia. Il Covid, infatti, ha amplificato il doomscrolling e ha avuto delle conseguenze sulla psiche non indifferenti. La diffusione costante di brutte notizie sul web e il fatto di avere molto tempo a disposizione per aggiornarsi praticamente in tempo reale hanno provocato stati di ansia e depressione diffusi, colpendo soprattutto i soggetti che già ne soffrivano.

Il doomscrolling nasce dalla componente curiosa tipicamente umana. L’essere umano è curioso di fronte a un incidente stradale e lo è davanti allo schermo del proprio cellulare. Vuole sapere cosa è accaduto e quali potrebbero essere le conseguenze. I media, poi, creano titoli acchiappaclick tenendo conto proprio del meccanismo psicologico del lettore.

Nella scelta delle notizie da leggere e sulle quali soffermarsi, secondo gli esperti, entra in gioco il cosiddetto bias di conferma. Altro non è che selezionare ciò che corrisponde al proprio pensiero.

Chi tende alla depressione, cerca notizie in linea con la sua visione negativa; viceversa, chi ha un approccio ottimistico e positivo cerca qualcosa di più leggero e divertente. La pandemia prima e la guerra in Ucraina poi, quindi, hanno accentuato la tendenza a cercare cattive notizie, hanno peggiorato stati di malessere già presenti e ne hanno creati di nuovi.

Come uscirne

Il primo passo per smettere di essere vittime del doomscrolling e della ricerca spasmodica di cattive notizie sui social è prendere coscienza del problema, di avere una dipendenza. È bene, quindi, imporsi dei limiti giornalieri, un massimo temporale da dedicare a una pratica a cui – evidentemente – non si riesce a rinunciare dall’oggi al domani. Soltanto mezz’ora al giorno, o un quarto d’ora al mattino e uno al pomeriggio.

Se poi si ha la tendenza a non rispettare i patti, si può provare a sostituire l’impulso di prendere in mano il proprio smartphone con un passatempo sostitutivo e più salutare. Fare attività fisica, leggere un libro, preparare un dolce, dedicarsi a un qualsiasi hobby può aiutare a ‘distrarsi’.

Un po’ per volta si proverà sempre meno l’impulso di fare qualcosa che ha effetti negativi sulla propria psiche e, dato che c’è in gioco la serenità mentale, se ci si rende conto di non farcela da soli, è sempre consigliabile rivolgersi a un professionista e chiedere aiuto senza provare alcun tipo di vergogna.