Covid, allarme varianti: “Più pericolose per i giovani”: lo studio

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Le tre varianti del coronavirus più diffuse in Europa, sono pericolose, soprattutto per i giovani, e comportano un rischio più elevato di finire in ospedale. Sono le conclusioni di uno studio comparativo condotto sui dati di sette Paesi europei, tra cui l’Italia, sulle tre varianti di coronavirus più diffuse in Europa e pubblicato sulla rivista scientifica “Eurosurveillance”.

L’analisi ha preso in considerazione oltre 23mila casi delle varianti inglese, brasiliana e sudafricana segnalati da settembre a marzo in Italia, Portogallo, Irlanda, Finlandia, Cipro, Estonia e Lussemburgo.

E ne ha confrontato i vari esiti (ricoveri e decessi) con quelli del ceppo originale del virus nei dati raccolti dal Sistema europeo di sorveglianza del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).

Lo studio, varianti aumentano il rischio di ospedalizzazione

Lo studio ha mostrato che essere contagiati da una delle varianti, in particolare quelle sudafricana e brasiliana, comporta maggiori possibilità di subire un ricovero ospedaliero. Mentre non ci sono differenze significative sul piano della letalità. Dall’analisi dei dati è emerso che la variante inglese aumenta il rischio di ospedalizzazione dell’11% e di ricovero in terapia intensiva dell’1,4%. E che i casi ospedalizzati hanno un’età media più bassa, 63 anni, rispetto al coronavirus non mutato (69 anni).

Con la variante sudafricana il rischio di ospedalizzazione sale del 19,3%, quello di finire in terapia intensiva del 2,3. Mentre l’età media resta simile, a 67 anni. La variante brasiliana aumenta il rischio di ricovero del 20% e del 2,1% per la rianimazione, mentre l’età media è anche più alta del coronavirus originale con 76 anni di età.

Covid, varianti più pericolose per i giovani

Per quanto riguarda le fasce d’età, lo studio comparativo ha mostrato che le tre varianti comportano un maggior rischio di ricovero in ospedale per i giovani. Dal modello elaborato sulla base dei dati raccolti, la variante inglese ha una probabilità di ospedalizzazione di 3 volte maggiore rispetto al virus non mutato nella fascia d’età 20-39 anni.

La sudafricana comporta un rischio di ricovero in ospedale di 3,5 volte superiore per il gruppo di età 40-59. Per i casi di variante brasiliana si è osservata una probabilità di ospedalizzazione tra le 3 e le 13, volte maggiore nei gruppi di età 20-39 e 40-59.