Covid, Crisanti contro le riaperture: i numeri non giustificano le decisioni del governo

Riaprire come ha fatto l’Italia, con un “rischio ragionato” per usare le parole del premier Mario Draghi, non è stata una scelta giusta. Lo ha ribadito Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università di Padova, intervenuto durante la trasmissione ‘Piazzapulita’, condotta da Corrado Formigli su La7. L’esperto si è soffermato sulla situazione epidemiologia, sui vaccini e sui morti del primo mese di riaperture.

Corrado Formigli ha ricordato a Crisanti alcune frasi pronunciate dopo la decisione del governo di riaprire diverse attività a fine aprile. Da “sicuramente i decessi non diminuiranno, molto probabilmente aumenteranno” a “i numeri non giustificano le decisioni del governo“. Previsioni che, dati alla mano, sembrano essere state disattese.

Il microbiologo, però, ha rivendicato quelle posizioni: “Non ho cambiato idea, i numeri non giustificavano queste decisioni. Le faccio un esempio: se alla funivia del Mottarone non fosse successo niente, sarebbe stato giusto levare il freno? La risposta è no”.

“Avremmo dovuto fare come l’Inghilterra – ha evidenziato – aspettare altre tre o quattro settimane e poi levare i freni. In questo ‘mese fantastico’ ci sono stati 7 mila morti. Noi ci avviamo a diventare il Paese europeo con la mortalità più alta: tutta questa grande soddisfazione non la vedo. Quando è stata presa questa decisione l’unico esempio che avevamo davanti era l’Inghilterra, che oggi ha 2 o 3 morti al giorno: noi ancora 70 o 80“.

Quindi, la chiosa: “Voglio finire quest’epidemia passando per una persona prudente, non si tratta di essere ottimisti o pessimisti. Voglio essere prudente“.

Covid, Crisanti sui vaccini e i viaggi: cosa cambierà

Andrea Crisanti si è poi soffermato sui due aspetti da considerare per il futuro. “Le variabili da studiare sono due – ha detto -: la durata del vaccino, perché un conto è se dura 18 mesi, un conto è se dura 9 mesi; e poi le varianti, perché dobbiamo sperare che nessuna aggiri il vaccino”.

Cosa fare, nel frattempo? “Dobbiamo sviluppare vaccini diversi – ha spiegato – che costino mezzo euro a dose, possibilmente somministrati per bocca e monodose. Non possiamo lasciare Paesi come l’India, autentici incubatori di varianti”.

Il fatto che su 1,5 miliardi di dosi somministrate in oltre 180 Paesi, appena lo 0,3% sia stato distribuito a Paesi a basso reddito, mentre l’85% è andato ai Paesi più ricchi “è una vergogna”, ma non solo: l’Africa, l’America Latina, l’India sono posti che per anni non potremo visitare, “incubatori di varianti. Più si trasmette e più varia e più aumenta la probabilità che sia più aggressivo o che bypassi il vaccino”. Esistono già malattie per cui non è possibile sviluppare un vaccino a causa delle varianti, “come l’HIV, che muta in continuazione”.