Rispetto alle fasi iniziali della pandemia globale, in cui la sintomatologia principale del contagio da Covid sembrava essere uguale per tutti, si è scoperto che nei bambini possono esserci altri campanelli d’allarme significativi oltre a febbre, tosse e perdita momentanea dell’olfatto.

Secondo una ricerca condotta dalla Queen‘s University di Belfast, nei più piccoli l’infezione si può manifestare con disturbi gastrointestinali, come vomito, nausea, diarrea e inappetenza.

Alcuni di questi disagi sono sovrapponibili a quelli che si avrebbero con una normale influenza stagionale ma, in caso di contagio, negli adulti sono riscontrabili anche affaticamento, dolori al petto e alla muscolatura, disorientamento e fastidi a carico di stomaco e intestino, insieme a temperatura alta, tosse secca e impossibilità di percepire sapori e odori.

Lo studio irlandese, ha preso in esame oltre 1.000 figli di operatori sanitari britannici che non erano stati ospedalizzati per Covid: nello specifico, tramite il prelievo di sangue si sono ricercati gli anticorpi e si sono valutati anche eventuali sintomi correlabili all’insorgenza della malattia.

Sul totale, il 6,9% aveva sviluppato gli anticorpi, ma solo la metà dei bambini si era effettivamente ammalata di coronavirus in forma sintomatica: ad accumunarli, soprattutto mal di pancia con crampi, diarrea e vomito, oltre a febbre e mal di testa.

Grazie al lavoro dell’equipe guidata dal dottor Tom Waterfield, quindi, prestare attenzione ai disturbi gastrointestinali nei pazienti pediatrici può migliorare significativamente l’individuazione precoce dei casi positivi, che vanno poi confermati con il tampone.

Secondo la ricerca, se si effettuasse lo screening anche sui piccoli che manifestano questo tipo di fastidi, si potrebbe identificare fino al 97% degli effettivi contagi.