Covid, ecco quali sono le varianti che preoccupano di più

Nonostante un ridimensionamento del numero dei contagi, e di conseguenza di quello dei morti, Andrea Crisanti ha detto che l’Italia non è ancora al sicuro. Ha criticato la velocità delle riaperture, ma soprattutto ha acceso i riflettori sulla variante che, secondo lui, al momento è la più pericolosa: quella indiana.

Ma quali sono le varianti che preoccupano di più in questo momento? L’Oms e il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), ne hanno indicate quattro. Tutte, comunque, sono nate per la tendenza del virus ad adattarsi all’uomo. Il rischio è che in futuro possa nascere un ceppo più resistente ai vaccini.

La variante inglese, B.1.1.7, oggi è la più diffusa in Europa. Insieme a quella indiana ha dimostrato di avere maggiore trasmissibilità. Secondo l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità (18 maggio 2021), è ancora prevalente in Italia (88,1%, in calo dal 15 aprile, quando era pari al 91,6%).

La variante sudafricana, B.1.351, secondo gli studi sin qui condotti potrebbe indurre un parziale effetto di “immune escape” nei confronti di alcuni anticorpi monoclonali che potrebbe interessare anche una lieve riduzione dell’efficacia dei vaccini. Secondo l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità (18 maggio 2021), insieme alla nigeriana è la quarta più diffusa in Italia (sotto l’1%).

Tra le varianti che preoccupano di più c’è anche la brasiliana, P.1. Al momento, comunque, non sembrerebbero esserci certezze che possa causare un elevato numero di reinfezioni (come emerso in un primo momento). Secondo l’ultimo report dell’Istituto Superiore di Sanità (18 maggio 2021), è la seconda variante più diffusa in Italia (7,3%, in aumento dal 15 aprile, quando era pari al 4,5%).

La quarta variante a preoccupare maggiormente è il secondo ceppo dell’indiana (B.1.617.2). Si parla molto di questa variante perché contiene due mutazioni già note: la E484Q e la L452R che per la prima volta compaiono insieme. La prima aumenta la trasmissibilità di almeno il 50% secondo i primi dati disponibili. La seconda potrebbe conferirle il potere di aggirare l’effetto del vaccino. Secondo la banca dati Gisaid la variante indiana è stata segnalata in modo sporadico in quasi tutti i Paesi europei (in Italia, stando al rapporto dell’Iss del 18 maggio 2021, è al quarto posto: 1%, 16 casi totali). Pur essendo molto contagiosa, comunque, non sembra in grado di sviluppare una malattia grave.

Altre otto varianti (tra cui la nigeriana e altri due ceppi dell’indiana) sono classificate di interesse (VOI). Esistono ipotesi scientifiche, ma ancora incerte, che potrebbero avere un impatto sulla trasmissibilità, gravità e immunità del virus. Sotto monitoraggio un’altra ventina di varianti.