Contro la variante inglese del coronavirus valgono gli stessi principi anti-contagio imparati in quest’anno di pandemia, ma serve più attenzione e bisognerebbe aggiornare le regole con una versione più severa. Il professore di Igiene al San Raffaele di Milano, Carlo Signorelli, spiega in un’intervista a Repubblica, i comportamenti da tenere per proteggersi dal ceppo destinato a diventare predominante in Italia perché più contagioso del patogeno originario.

Il docente si esprime innanzitutto sull’uso delle mascherine, se quelle di tipo Fp2 sono più o meno efficaci contro la variante inglese: “Le Fp2 sono mascherine professionali pensate per chi lavora a contatto con i pazienti infetti. Usarle nella vita di tutti i giorni non è necessario e può risultare oneroso. Consiglierei invece il passaggio dalle mascherine di comunità a quelle chirurgiche.”

Signorelli sottolinea l’importanza dell’areazione degli ambienti nei luoghi chiusi in quanto “i rischi di contagio all’aperto o dove l’aria circola è estremamente più basso, direi ridotto a un decimo. Fuori possiamo affidarci anche alle mascherine di comunità”.

I motivi che permettono alla mutazione del Sars-CoV-2 di diffondersi più velocemente non sono stati ancora accertati: è possibile che si leghi meglio ai recettori che sono sulla membrana esterna delle nostre cellule, oppure resiste più a lungo fuori dall’organismo, o ancora è probabile che si replichi per più giorni nel corpo, aumentando il periodo di contagiosità di un soggetto infetto.

Per questo motivo Signorelli contro la variante inglese ritiene necessario aumentare ancora di più la distanza sociale: “Sì, due metri sono meglio di uno. Non è un valore tassativo, anche un metro e mezzo può essere sufficiente. L’importante è sapere che maggiore è la distanza, minore è la quantità di virus con cui potremmo entrare in contatto. Un solo metro, con una variante così contagiosa in giro, rischia di non bastare“.

Secondo l’igienista una delle cause della seconda ondata dell’epidemia e tra i motivi per cui la curva dei contagi “non sia mai veramente scesa” è da rintracciare nella circolazione del virus tra i banchi di scuola. Di fronte ad una nuova fase di risalita per Signorelli non c’è altro modo se non il ricorso alla didattica a distanza: “Dove la circolazione delle varianti è alta, purtroppo non c’è altra soluzione che chiudere”.