C’è un nuovo nemico nella guerra di Pechino al Covid-19, il cibo surgelato. Il Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie ha confermato i rischi di contagio attraverso il contatto con confezioni esterne contaminate e ha emesso delle linee guida per chi opera nelle importazioni da altri Paesi e lungo la catena del freddo con controlli alle dogane, nei porti e tamponi sul cibo sotto zero. Da settembre a oggi, i controlli cinesi hanno riscontrato tracce di Sars-CoV-2 su 22 campioni di cibo congelato, a fronte di 3 milioni di test effettuati.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità afferma come sia “altamente improbabile che le persone possano contrarre il Covid-19 da alimenti o imballaggi alimentari” e il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) degli Stati Uniti ribadisce che il rischio è “ritenuto molto basso”. Entrambe le realtà insistono sul fatto che non ci sono prove di tale trasmissione.

Ma la Cina tira dritto e e sta raddoppiando gli sforzi di prevenzione in tal senso. Dal primo novembre, è stata lanciata una piattaforma per tracciare l’origine e i vari passaggi del cibo congelato importato. “Sempre più prove dimostrano che i frutti di mare o i prodotti a base di carne congelati possono portare in Cina il virus dai Paesi colpiti dall’epidemia”, ha detto Wu Zunyou, capo epidemiologo del CDC cinese. Il dibattito resta aperto e anche nel Paese esistono voci discordanti. Jin Dongyan, professore di biomedicina presso l’Università di Hong Kong, ha osservato come “le epidemie legate all’industria della catena del freddo non abbiano finora provocato focolai su larga scala”.