Covid, in Veneto arriva container per le bare: “ospedali scoppiano”

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L’aggravamento della situazione porta con sé il conseguente problema delle celle mortuarie che iniziano a riempirsi. In via precauzionale un container per accogliere salme è stato collocato all’ospedale di Legnago.

A Legnago, cittadina di 25 mila abitanti in provincia di Verona, si vivono momenti di angoscia. La notizia confermata dall’Ulss 9 del container frigorifero collocato tra l’edificio dell’obitorio e il pronto soccorso dell’ospedale “Mater Salutis” ha restituito la misura della gravità della situazione. E se è inevitabile che tornino alla mente le tristi immagini dei camion militari in fila con le bare dei morti di Bergamo, l’Ulss 9 spiega alla cittadinanza la ragione della misura adottata in via precauzionale. Il regolamento infatti impone di tenere sempre un posto libero nelle celle mortuarie per eventuali casi che necessitano di autopsia e “l’incremento dei decessi ha reso necessario provvedere con questa struttura provvisoria, per motivi di decoro”. Tutte le province del Veneto sono in affanno nella gestione della pandemia, gli ospedali sono pieni ed Verona è quella più colpita da questa seconda ondata.

L’ordinanza di Zaia per le festività

Da giorni ormai il governatore del Veneto sta cercando di gestire l’emergenza sanitaria che nella sua regione ha segnato numeri record tra contagi e vittime, con l’inevitabile pesante ricaduta su medici e infermieri che sono allo stremo. Per questa ragione, senza aspettare la decisione del governo sulle misure restrittive per le festività, Zaia ha firmato una nuova ordinanza stabilendo la chiusura dei confini comunali dalle ore 14 nel periodo compreso tra il 19 dicembre e il 6 gennaio. “E’ una sorta di zona arancione ‘ridotta’”, ha detto – spiegando che questo provvedimento “mantiene inalterate tutte le attività produttive e commerciali. Ma dalle 14 si lavora solo con i cittadini della propria città”, ha aggiunto.

A Treviso il chirurgo ortopedico Pasquale Santoriello, dell’ospedale cittadino Ca’ Foncello, dichiara sempre a L’Espresso che “il personale è distrutto, sfinito dai turni di 12 ore nelle tute di plastica, e sempre più soggetto al contagio”.

Andrea Rossi, geriatra dell’ospedale Borgo Trento di Verona, lancia l’allarme e invoca un cambio di colore per la regione perché “in Veneto iniziamo a raschiare il fondo del barile”. Il rischio è di ritrovarsi in una “emergenza ancora peggiore”. “Tra poco il covid potrebbe sommarsi al picco dell’influenza. E se non si corre subito ai ripari, la nave andrà a picco come era successo a Brescia e a Bergamo nella prima ondata”, conclude Rossi.